La cupola romana.


Ora cari elettori di Destra e Sinistra romani, come farete a sapere con certezza matematica chi in quell’ alcova di privilegi, appalti e fascismi vari sapeva, non sapeva o peggio ancora si voltava dall’ altra parte?

Ecco, vi rispondo io. NON POTETE!

Ma un suggerimento da prendere in considerazione ci arriva da un veterano e improbabile Rutelli: ” Fate entrare i Cinquestelle in Comune”. L’ ho letto questa mattina in edicola sulla prima pagina, ma non ricordo la testata. Guarda caso, in rete mi è impossibile trovarne traccia. Che strano…

Editoria, ghostwriter e politica.


Il ghostwriter è una figura professionale ormai nota e accertata.

I principali impieghi sono:

1- Uno scrittore ormai arrivato al successo può permettersi, per uscire con un nuovo romanzo ogni anno, il servizio di uno o più ghostwriter. Questi secondo le indicazioni e una scaletta dello scrittore famoso, scriveranno tutto il nuovo “lavoro” al suo posto. Alla fine lui ci metterà la sua firma, poi dritto in libreria.

2- Una casa editrice utilizza un testimonial e lo spaccia per scrittore che vuol raccontare le sue memorie. Assume un ghostwriter che le scriva al posto suo. Il testimonial ci mette firma e foto in copertina, poi dritto in libreria

3- Svogliati figli di papà ne richiedono uno per la stesura della propria tesi di laurea.

4- Candidati politici improvvisati (ma anche no!) che faticano con la semantica nel migliore dei casi o a riconoscere verbi ausiliari da congiunzioni nel peggiore, assumono amici ghostwriter per la loro campagna elettorale. In casi limite il ghostwriter si dimostra essere più imbarazzante di chi deve sostituire.

Se appartieni alla terza e alla quarta categoria questo link potrebbe esserti utile. Non regalare ancora il tuo tempo all’ indignazione sgrammaticata e studia.

Dimenticavo il film… consigliatissimo. Un’ odissea formativa sui rischi del ghostwriter di politici potenti. Certo lo stipendio potrebbe essere a 6 cifre, direttamente proporzionale ai rischi.

L’ albero della vita – Expo 2015.


Interessanti le prime pagine dei giornali, oggi 3 dicembre 2014.

Soprattutto quella del Corriere della sera che affronta il sospetto plagio da parte del Padiglione Italia Expo2015, nei confronti di una struttura molto simile edificata invece per l’ Expo di Singapore nel 2009.

Si tratta della struttura-vivaio “L’ albero della vita”. Leggetevi l’ articolo linkato per farvi un’ idea; io di certo non starò qui a riscrivere nomi di architetti e direttori artistici, delle cui vicissitudini sinceramente poco m’ importa.

Sono molto più interessato dai dubbi che questa vicenda solleva.

Ad esempio, se invece di un albero (della vita) si fosse scelto un vulcano (della morte) ? Del resto l’ Italia, oltre al verde, è nota anche per le colate laviche siciliane, i resti pompeiani e previsioni apocalittiche vasuviane; ecco, se si fosse scelto il vulcano, presumibilmente colui che ne costruì uno a Villa Certosa avrebbe potuto urlare al plagio secondo la modalità descritta della contesa di sopra.

Devo ammettere che l’ impossessarsi di archetipi simbolici provenienti da Madre Natura nel 2014 mi lascia alquanto perplesso. Diciamo che l’ ombra di una certa strategia della visibilità ad ogni costo sembra piuttosto avvolgente.

D’ altra parte, dico io, con tutte le forme tra cui scegliere per rappresentare l’ Italia, che ci offre certamente un ampio ventaglio naturale, cazzo, proprio un albero? guarda caso realizzato alla precedente Expo di Singapore? Da un architetto di fama mondiale? Vabbè, dare la colpa al caso potrebbe diventare una scusa piuttosto imbarazzante, quanto incredibile.

Se poi vi andate a leggere i commenti che seguono a quest’ altro articolo, qualche altro sospetto smarmotta fuori dalla tana.

Che lo zampino di Carminati sia arrivato fino a Milano a suggerire di scopiazzare l’ albero, o che l’ abbiano fatto gli ufficiali di Schettino, a suo dire, mentre dirottavano la crociera verso il disastro, poco m’ importa ormai… io andrò al Padiglione della Svizzera, che distribuirà tavolette di cioccolata gratis.

P.S. cliccateci sui link in rosso eh! Altrimenti non capite nulla di quel che ho scritto e non vorrei mai che poi pensiate che stia accusando alcuni di voi, lettori permalosi di queste pagine.

Buona giornata, se potete.

l’ abito non fa il monaco


comincio così la mia nuova rubrica su come ti svignetto il proverbio.

“l’ abito non fa il monaco” è interessante. sembra indurre a pensare che siano sempre gli altri a mascherarsi. non giudicare dall’ apparenza, in sostanza ci avverte.

se invece lo pensassimo riflessivo? se fossimo noi i primi a farlo? forse invece di circondarci di persone sbagliate avvicinate perché attratte dal nostro abbigliamento, scelto proprio per nascondere le proprie debolezze, avremmo invece fatto molto meglio a selezionarlo sulle frequenze della compatibilità reale, non su quella presunta.

sei un sensibile timidone? non andare in giro con il chiodo borchiato.

sei un ingenuo credulone? non vestirti da rappresentante commerciale.

sei un bullo senza vergogna? non mascherarti da attivista dei diritti civili.

altrimenti passerai una vita a deludere persone che hai attratto con l’ inganno, senza accorgerti che lo specchio già ti mostrava  il primo che avresti beffato.

se stai nella corsia della frutta e verdura, non farti cercare in panetteria.

buono come il pane 150