Mr CHEESE MAN


sono di fronte alla porta del maga-direttore-supremo che chiamerò “CHEESE MAN”. l’ ultimo gradino per poter entrare nel mondo della moda.

prima di bussare, ripenso rapidamente ai test superati qualche giorno prima imposti,a sua insaputa, da una responsabile di sezione. Pure  formalità, che un qualsiasi creativo che si definisca tale, supera tranquillamente senza neppure sfiorare quel confine emotivo chiamato “stress”. anche lo stilista anglosassone, con il quale intrattengo un breve dialogo in un inglese alquanto incerto, è soddisfatto. del resto a lui interessa solo che sappia disegnare senza lasciare impronte sul foglio e che non sia affetto da daltonismo. ognuno ha le sue priorità, che diamine. 

non ho nulla da temere, dunque inutile attendere oltre. busso e varco la porta, così come mi è stato consigliato.

CHEESE MAN è lì. lo sorprendo in piedi che rovistava in un cassetto della scrivania. faceva forse finta per sembrare indaffarato? non lo saprò mai. comunque m’ invita a sedermi. cosa che faccio subito, ovviamente.

dopo qualche qualche convenevole, gli ricordo che già avevo collaborato con loro in co.co.pro. precedentemente, prima che lo Stato m’ obbligasse a svolgere servizio civile, allora obbligatorio. sembra tutto ok. sono assunto penso io… non tiriamola per le lunghe… sono quel che cercate… ho già dimostrato d’ esser professionale precedentemente così come lo sarò in futuro…che ti serve ancora?

lo scopro molto presto.

il suo tono prende una sfumatura inquisitoria.  comincia a chiedermi se vengo dalla “marangoni”, nota scuola di moda per figli di papà. no dico io. la moda non era stata prima d’ allora una possibilità che avevo preso in considerazione. ma come diceva John Lennon, la vita è quel che ti succede mentre stai progettando quel che farai.

“non vengo dalla prestigiosa marangoni, ma dall’ umile liceo artistico prima e D.A.M.S dopo”. nella mia ingenuità d’ adolescente pensavo che il regista sarebbe stato il mio mestiere da grande.

noto in lui la prima smorfia. non capisce come io sia un candidato. come abbia fatto ad arrivare di fronte lui e come io abbia già potuto lavorare per questo importante marchio internazionale.

 quindi con tono sprezzante mi intima le credenziali:” ma scusa, da dove vieni?” leggo fra le righe che se fosse stato sincero la formula che avrebbe usato sarebbe stata un’ altra, tipo:” ma chi cazzo t’ ha fatto entrare la prima volta, che non t’ ho mai visto sul campo da golf…”

 gli spiego che fu un loro responsabile a chiedere disegnatori ad uno studio pubblicitario con cui collaboravo. lo studio fece il mio nome. tutto qui.

nei giorni precedenti, in maniera ufficiosa , mi era stato riferito che non c’ erano altri candidati. anzi, avevano una gran fretta che fossi assunto perchè già in ritardo con la consegna del campionario, compito che avrei sin da subito aiutato ad allestire.

ecco dunque il colpo di scena, ormai non più così inaspettato.

-“sai”- mi dice la gran faccia di merda ,che essendo pure lampadata , non fatico equiparare alla famosa secrezione puzzolente -” non sei l’ unico. abbiamo altri candidati da visionare. per ora grazie. ti faremo sapere”.

ovviamente non venni assunto.

se mai incontrerete CHEESE MAN, portate il set da golf al colloquio, non serve altro.

questa è una storia di fantasia. fatti e persone sono inventati.

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