fallout al tavolo del pub.


il concerto dei Gene.razionale era appena finito. peccato si siano sciolti, era veramente un gran gruppo.

entriamo così in un pub nei dintorni, “la tomba del nano”, nome decisamente grottesco, come le pseudo pizze del menù.

-“quanti siete?”

-“4” . io, buccia, zaffo e bagi.

appena seduti la solita panoramica preventiva  per vedere se c’è qualcuno da salutare, rituale per evitare così la solita figura di merda di quello che se la tira e fa finta di non riconoscere nessuno.

-“CAZZO”. chi vedo tra le cameriere del locale? proprio lei con quei suoi occhi verdi, che uno smeraldo al confronto sembra di color grigio topastro. la ferita è ancora aperta dopo anni di sanguinamento. “non stasera, no… e chi lo sapeva!”.

ovviamente penso tutto senza dirlo, bagi sospetterebbe qualcosa e non ho alcuna voglia di dare spiegazioni. quindi cerco di star calmo.

fortunatamente è un’ altra cameriara che viene a prendere la ordinazioni.  tiro un sospiro di sollievo, ma so che è solo questione di tempo.

parlando del concerto appena concluso, simulo entusiasmo. mi riesce bene poichè la tensione che provo mi aiuta a sembrare iperattivo e tempesto tutti con 6000 parole al minuto, un “gatling” vocale.

ma il “fallout” emotivo, causato da catastrofe relazionale remota, non tarda ad arrivare, ed infatti ecco la “sua” compagnia entrare come un’ orda borghese dalla porta. saranno 10 o 12 almeno. cazzo un esercito che mai avrei voluto vedere quella sera. si posizionano tutti intorno al tavolo più grande del locale e mi accorgo subito che mancano sedie per tutti. al nostro tavolo due sedie sono libere. pessima  combinazione. infatti è proprio lei ad avvicinarvi. “o cazzo…” penso mentre con un sospiro zen cerco l’ equilibrio. sono anni che non ci rivolgiamo una parola.

tutto si svolge in un secondo, nel modo più imprevedibile.

-“posso” chiede lei educatamente e con nonchalance, posando le sue mani perfette sulle due sedie solitarie.

non faccio in tempo a rispondere, che buccia, dopo essere stato zitto tutto la sera, inebriato dalla inattesa e temporanea presenza femminile al tavolo, si riempe il petto e credendosi maschio alfa, tuona:

” no, non puoi”. credendo pure  d’ esser brillante, il gran coglione. 

io rimango di pietra. cerco di salvare il salvabile con un “figurati, certo che puoi…” ma non riesco neanche a finire la frase che lei è già di spalle verso un altro tavolo.

durante tutta la serata, lei se ne guardò ben dall’ incrociare il suo sguardo con il mio. anche quando uscimmo dal locale e le passai di fianco, improvvisai un colpevole e tardivo ciao, ma in risposta ebbi solo le sue spalle.

peggio di così non poteva andare, neanche la cortesia d’ un saluto  mi venne permessa. tutto per causa del diabolico tempismo di buccia. ma non fu solo quello.

come nel fallout. quando la bomba è già esplosa, non si può tornare indietro. puoi solo coprirti per evitare il contatto con le ceneri ma non puoi evitare di respirarne e assorbirne la radioattività, perchè  tutto è ormai contaminato per sempre.

è così anche nei rapporti personali. se semini vento, raccogli tempesta, ma nel peggiore dei casi, neppure quella.

questa è una storia di fantasia, fatti e persone sono inventati

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