l’ invenzione di Morel


su di un’ isola non ben specificata, un uomo approda da naufrago.  incontra dopo un noioso vagabondare strani individui in stile liberty anni ’20, che parlano, danzano , mangiano… ma non si accorgono di lui.

un film di fantascenza del 1974. italianissimo ma che ricorda nelle atmosfere d’ inquetante solitudine qualche episodio della prima serie di StarTrek.

in realtà il protagonista è veramente solo. quelli che vede non sono altro che le proiezioni di vite che non esistono più, che continuano a ripetere gli eventi di una sola settimana, all’ infinito. niente di più che semplici ologrammi con cui è impossibile interagire. questo è l’ esperimento a cui il titolo fa riferimeto ed anche il protagonista ne diverrà drammaticamente partecipe.

questa volta qualche cenno alla trama l’ ho dovuto dare. primo, perchè dubito che con l’ immagine poco conturbante della locandina andrete a cercarlo; secondo, perchè la visione è veramente impegnativa, un po’ per il ritmo dilatato degli eventi, un po’ per lo stile sperimentale della regia, un po’ perchè nonostante sia realmente un ottimo film, pesano i 37 anni che ha sulle spalle.

detto questo, se avete voglia di guardarvelo, non vi fermerò. anzi.

è davvero un’ opera che permette molte interpretazioni “frattali”. leggendo qua e là in rete, sembra essere solo l’ ennesimo lavoro sul tema dell’ immortalità o del viaggio nel tempo. in parte sicuramente lo è, ma non solo. il gruppo anni ’20 che continua a ripetere le stesse azioni all’ infinito, in fondo non è altro che lo stile di vita a cui tutti noi volontariamente o involontariamente siamo portati a raggiungere. quella tranquillità banale borghese che alla fine fagocita tutto, anche il rivoluzionario più esaltato. infatti anche il naufrago del film, che non ha nessun motivo per rimanere a fissare per giorni quelle apparizioni, poichè senza cibo e altro, ne rimane comunque affascinato. talmente affascinato che anche lui verrà assorbito dall’ esperimento. troppo tardi vorrebbe invece distruggere tutto e forse tornare libero, ma ormai non è più possibile.

e noi? siamo in grado di capire quando perdiamo il libero arbitrio in favore di una vita programmata e tranquilla? quando rinunciamo alla nostra personalità per raggiungerne una collettiva solo per sentirci parte di un gruppo?  e saremo in grado di fare marcia indietro per tempo?

questo secondo me il vero monito del film e l’ aspetto che lo rende veramente interessante dal punto di vista concettuale. stilisticamente rimane un’ opera veramente originale.

tratto dall’omonimo romanzo di Adolfo Bioy Casares.

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