il pensiero inFELTRIto.


da quel che ho appena letto in rete, Feltri ha utilizzato la strage sull’ isola norvegese per spiegare a tutti noi che ormai abbiamo tutti perso la capacità di affrontare il pericolo per salvare la comunità alla quale apparteniamo. insomma, non abbiamo più lo spirito di gruppo e ne abbiamo perso il valore concreto a vantaggio di un codardo individualismo, solo per salvar la pellaccia.

complimentoni. io ricordo una sua intervista in cui spiegava il suo rapporto con le donne. da ragazzo non ci provava perchè aveva paura d’ esser rifiutato, mentre ora non ci prova per paura che dican di sì. ricordo questa sua frase come se fosse ieri.

ora me lo vedo proprio il feltri 15enne sull’ isola di Utoya , che arrossisce di fronte ad una ragazza e non ha il coraggio di affrontarla per dichiararle il suo amore, ma che di fronte ad un folle vestito da poliziotto, armato di fucile d’ assalto, organizza la resistenza in tempi record e si lancia insieme ad altri, che lui ha convinto con le sue doti di leader, contro l’ assalitore in divisa, con l’ unico scopo di salvare tutti a rischio della propria vita. solo con una pipa in mano.

feltri… e pensare alla pensione,no?

ecco l’ articolo di feltri, per chi se lo fosse perso:

Tutto quello che sappiamo della mattanza sull’isola di Utoya, in Norvegia, compiuta da Anders Behring Breivik, 32 anni, il cervello fulminato dall’esaltazione ultranazionalista, lo abbiamo letto increduli sui giornali. Abbiamo compulsato decine di articoli nella speranza di capire non tanto il movente, impossibile da cogliere per chi non abbia nozioni approfondite di psichiatria, quanto il fatto che il pazzo sia riuscito a uccidere una novantina di ragazzi in mezz’ora senza incontrare la benché minima resistenza.
Si dirà che c’è poco da resistere in certe situazione: se un uomo è armato fino ai denti, e le sue vittime, invece, non dispongono nemmeno di una fionda, la carneficina è scontata. Giusto.
Ma in questo caso,stando alle notizie in nostro possesso, sull’isola (un chilometro quadrato, quindi piccola) si trovavano circa 500 partecipanti a un meeting annuale di laburisti. Un numero considerevole. Quando Breivik ha dato fuori da matto e ha cominciato a sparare, immagino che lo stupore e il terrore si siano impadroniti del gruppo intero. E si sa che lo sconcerto (accresciuto in questa circostanza dal particolare che il folle era vestito da poliziotto) e la paura possono azzerare la lucidità necessaria per organizzare qualsiasi difesa che non sia la fuga precipitosa e disordinata, contro un pericolo di morte. Ciononostante, poiché la strage si è consumata in 30 minuti, c’è da chiedersi comunque perché il pluriomicida non sia stato minimamente contrastato dal gruppo destinato allo sterminio.
Ragioniamo. Cinque, sei, sette, dieci, quindici persone, e tutte disarmate, non sono in grado di annientare un nemico, per quanto agisca da solo, se questo impugna armi da fuoco. Ma 50 – e sull’isola ce n’erano dieci volte tante- se si lanciano insieme su di lui, alcune di sicuro vengono abbattute, ma solo alcune, e quelle che, viceversa, rimangono illese (mettiamo 30 o 40) hanno la possibilità di farlo a pezzi con le nude mani. Ci rendiamo conto.Cose così sono facili da scrivere, standosene qui seduti alla scrivania, e molto più difficili da praticare sul campo mentre echeggiano gli spari e decine di corpi cadono a terra senza vita. Ma è incredibile come, in determinate circostanze, ciascunopensi soltantoa salvare se stesso, illudendosi di spuntarla, anziché adottare la teoria più vecchia (ed efficace) del mondo: l’unione fa la forza.
Varie specie di animali quando attaccano lo fanno in massa e nello stesso modo si comportano quando si difendono. Attenzione però: gli animali istintivamente antepongono l’interesse del branco a quello del singolo. Uno per tutti, tutti per uno. Evidentemente l’uomo non ha, o forse ha perso nei secoli, l’abitudine e l’attitudine a combattere in favore della comunità della quale pure fa parte. In lui prevalgono l’egoismo e l’egotismo. Non è più capace di identificarsi con gli altri e di sacrificarsi per loro, probabilmente convinto che loro non si sacrificherebbero per lui.

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