too big to fail…come non la racconta tutta.


premetto che per capirci qualcosa dovete aver visto inside job, perchè è dato per scontato che lo spettatore sappia già cosa sia un “derivato” e abbia già idea di chi siano i protagonisti “reali” ancor prima che entrino in scena. ovviamente se lavorate con prodotti finanziari, potete sorvolare su tutto visto che siete già a conoscenza dei fatti descritti e tali avvenimenti o vi han già fatto diventare ricchissimi o poverissimi.

le fictions prodotte dalla hbo di solito hanno un “taglio”, per così dire, crudo quanto verosimile. non questa volta però.

come già accennato di sopra, se non masticate un po’ di economia e non siete a conoscenza delle dinamiche e dei protagonisti responsabili del crollo finanziario del 2008, difficilmente questo filmtv riuscirà a schiarirvi le idee.

se poi aggiungiamo il fatto che vuole dare pure una visione distorta delle parti in gioco dividendole in “buoni e cattivi”, e badate che in questo caso di buoni non ve ne sono proprio, ecco che sbrogliare la matassa diverrà veramente difficile.

ad esempio il personaggio interpretato da william hurt, henry paulson segretario al tesoro degli u.s.a., ne viene fuori come un “buono”, uno che non dormiva la notte per risolvere la situazione come se lui non fosse a conoscenza e in parte responsabile di quel che stava avvenendo. infatti mentre i vari “chairman” di grandi banche vengono appena accusati di aver lucrato in maniera criminale sui titoli azionari e tutto quello che gli ruota attorno, delle responsabilità politiche, bugie e corruzioni ad alti livelli neppure si parla, neanche un’ allusione.

forse c’è stata la volontà di nascondere in parte la verità? ma son sicuri di esserci riusciti?

una cosa comunque viene giustamente evidenziata. mentre sulle cause rimane tutto molto vago, sulle successive mancanze una lampadina s’ accende, per chi la vuol vedere. perchè i soldi “persi” durante e dopo il crollo della lehman brothers e della aig sono una cosa, ma le difficoltà che le banche successivamente hanno introdotto per l’ accesso al credito sono ben altra storia, ed è questo il motivo per cui la “crisi” e peggiorata a livello esponenziale. nel ’29 non fu tanto l’ esplosione della bolla speculativa a creare la “grande depressione”, ma il fatto che le banche smisero di prestar denaro. ecco allora disoccupazione, negozi vuoti e gente povera.

esattamente come ora.

insomma, banche colpevoli sia prima che dopo. ma com’ è che ai tavoli decisionali ci sian sempre loro a dire l’ ultima parola?

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2 thoughts on “too big to fail…come non la racconta tutta.

  1. Ovviamente hai ragione sul fatto che per vedere il film e comprenderlo fino in fondo bisogna avere una minima conoscenza di quanto successo, altrimenti ci si perde nei vari personaggi e non si riesce più a capire chi sta parlando e perché. Per quanto riguarda la crisi di liquidità, il cosiddetto “credit cruch” è quello che ha spaventato gli attori primari della vicenda (ministro del tesoro, presidente della banca centrale americana FED e di quella di New York Gairtner). Il fatto che la crisi si spostasse dalle banche e assicurazioni al sistema paese e che irrompesse in maniera gravissima nella vita di tutti i cittadini, non solo americani ma di tutto il mondo con il cosiddetto effetto domino, è il motivo che spinge gli attori di cui sopra alle scelte intraprese. Ovviamente il film evidenzia molto bene che una volta risolto il “piccolo” problema nulla si è fatto per risolvere la causa che lo aveva scatenato. Infatti, eccoci nel 2011 a fronteggiare una nuova crisi che dalle banche è passata ai paesi europei e all’euro. Il rischio è sempre lo stesso default, credit crunch e depressione come hai giustamente scritto. Il sistema finanziario mondiale ha bisogno di una grossa rivisitazione, se lo si lascia così ci porta dritti nel baratro vediamo se lo capiscono prima che sia troppo tardi!

    • diciamo che non nutro nessuna simpatia nei confronti dei politici, ancor meno degli economisti che diventano politici. la fiducia? è ora che comincino a riguadagnarsela con il “lavoro” vero invece che con i loro “giochini” di palazzo e grandi speculazioni alle spalle di chi il lavoro vero lo svolge da una vita.

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