quasi amici… se paghi, ovviamente.


vabbè, il titolo è fin troppo provocatorio ma in fondo è la verità.

fare un film sull’ handicap e sperare d’ incassare al botteghino e nello stesso tempo non peccare di estrema banalità per piacere a tutti, è ovviamente opera ardua, ma non impossibile. ricordiamoci dell’ esempio americano anni ’80 “rain man”, che “sdoganò” l’ autismo e ne fece comprendere l’ esistenza e le problematiche a mezzo mondo, prima conosciute solo dalle famiglie interessate e dagli “addetti ai lavori”.

è sicuramente il caso di “quasi amici“. uno di quei film “impossibile che non ti piaccia” che fa un po’ ridere, piangere, crea empatia e incassa un casino.

ora, ben venga un film che ogni tanto faccia pensare ai normodotati quanto frustrante possa essere sentirsi diversi, fisicamente e socialmente, visto che anche il co-protagonista è in fondo un “bordeline sociale”.

guardando il film però non ho potuto fare a meno di pensare a “pretty woman”. ehhhhhhhh? direte voi…. e mo ve lo spiego.

“pretty woman” in breve, è un film sulla prostituzione. certo c’ è la storia d’ amore, d’ amicizia, il riscatto sociale, il lieto fine…. ma di prostituzione parla in fin dei conti. cosa ha permesso però alla protagonista, il lieto fine? l’ aver incontrato il principe azzurro pieno di soldi, naturalmente. e ripeto, non solo il principe azzurro e quindi l’ amore, ma il suo portafoglio, soprattutto.

cosa in fondo è alla base di “quasi amici”? il fatto che il protagonista disabile sia pieno di soldi. se così non fosse stato la storia neppure sarebbe iniziata.

la differenza che c’ è tra “pretty woman” e “lilja4ever“, ad esempio, su come affrontano il tema della prostituzione, è la stessa che c’ è tra “quasi amici” e “oasis” sull’ handicap fisico. quest’ ultimo, film coreano che realmente “illumina” sulla condizione di disabile, in mancanza di milioni di euro, e ovviamente per questo non altrettanto famoso e “digeribile”. il normodotato in fondo non vuol saper nulla di cosa non lo riguarda direttamente, a meno che non lo faccia ridere e piangere contemporaneamente e che la situazione non possa essere risolta, facilmente, mettendo solo mano al portafoglio magari.

l’ amore e il sesso per un disabile “comune” non si risolve certo con una letterina o una massaggiatrice a domicilio. lo sapete ad esempio che spesso sono le madri dei disabili gravi ad occuparsene “personalmente”? informatevi e scoprirete una poco nota realtà, credo mai rappresentata al cinema… ma potrei sbagliare.

così come “pretty woman” non racconta nulla della vita di “strada” di una prostituta, così “quasi amici” poco racconta delle difficoltà che i disabili, “comuni” e non milionari, incontrano quotidianamente.

non era questa la priorità del film? certo, era portare un sacco di gente al cinema e incassare un sacco di soldi al botteghino, mica informare.

siamo ben lontani dal “capolavoro”, pur questo film, tecnicamente parlando, sopra la media.

guardatevi questo e capirete meglio cosa intendo. clicca sulla locandina.

One thought on “quasi amici… se paghi, ovviamente.

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