l’ identità è in equilibrio precario.


pulizie mentali di primavera.

ma tu sai chi sei?

questo periodo elettorale travagliato mi ha fatto riflettere sulla mia identità. non che non l’ abbia fatto altre volte, ci mancherebbe, ma questi ultimi due mesi son stati sofferti.

non ho dubbi su cosa mi abbia fatto diventare quel che sono: famiglia e scuola, libri letti e film visti, cibi preferiti e detestati (in fondo siamo anche quel che mangiamo no?), amici che mi hanno scelto e quelli che m’ hanno  rifiutato, ragazze che son fuggite con me e quelle che da me son scappate. insomma, un incrocio di esperienze che ora fanno sì che io possa a mia volta vivere di quei pregiudizi, giusti o sbagliati che siano, necessari a permettermi di creare nella mente una rarefatta e distorta idea di che razza d’ anima infestai il mio corpo adulto.

che poi quando penso agli adulti, mi vien sempre da pensare a qualcun altro, ma vabbè…

ora, in quella complessa matassa di pregiudizi che ogni giorno ci obbligano a decidere con chi trascorrere il nostro tempo, facendoci credere chi abbia “identità” affini alla nostra, quindi “giuste” per noi perchè da soli non ci sappiamo stare e ad un gruppo di pensiero dobbiamo sentirci d’ appartenere, non possono non mancare i più ostili. ovvero i pregiudizi politici, anch’ essi frutto del nostro travagliato o privileggiato passato.

un po’ come una spada di damocle che minaccia costantemente l’ unione tra l’ atlante e l’ epistrofeo della nostra instabile salute sociale.

ora, che di pregiudizi piuttosto superficiali si tratti, non c’è alcun dubbio. per  averne la certezza basti pensare a quali siano i desideri comuni e le comuni paure per capire che in fondo, lo scopo da raggiungere sia il medesimo per tutti quanti. ovvio, la felicità no?

che poi ci siano diverse ipotesi di felicità, e che siano queste a creare lo scontro fra “identità” presumibilmente diverse, purtroppo anch’ esso è noto. meno noto è il fatto che anch’ esse siano pregiudizi. perché? molto semplice. nessuno di noi l’ ha mai realmente provata, la felicità intendo. forse siamo stati contenti qualche volta, ma felici mai. quindi non siamo neppure in grado di sapere quale sia la formula personale per il raggiungimento di questa ricercata quanto sconosciuta. e chi crede di possederla, la formula, mente, soprattutto a se stesso.

diciamo che intuitivamente la felicità personale sia realizzabile solo in un contesto sociale felice.

diciamo anche che i francesi della rivoluzione, questo contesto felice, l’ abbiano individuato riassumendolo in tre parole (libertà, uguaglianza e fraternità)  leggibili su qualsiasi sussidiario delle elementari.

diciamo che un maledetto regista polacco, Krzysztof Kieślowski, quello nella foto in alto, le abbia demolite tutte e tre attraverso la sua stramaledetta trilogia cromatica (film blu, film rosso, film bianco), sviscerandone il loro lato oscuro.

quindi direte voi? siam daccapo.

una cosa però l’ ho capita.

che la nostra identità politica è solo una parte del nostro io, che non deve essere completamente sostituito da essa per facilitare i meccanismi di aggregazione e diminiure le variabili di selezione.

e se proprio vogliamo dirla tutta, quell’ identità politica a cui crediamo d’ essere tanto legati, neppure è la più valida, dal punto di vista empirico, per il raggiungimento della felicità. anzi.

che quando leggo elucubrazioni paracattocriptoliberalfasciocomuniste che proprio m’ infastidiscono, forse lo siano solo per me ma non per chi le ha scritte, fastidiose intendo. che forse lo penseranno anche delle mie, che son criptoputtanate intendo. che forse siamo tutti in cerca di qualcosa che nessuno di noi troverà mai. che  strade diverse per arrivarci bisognerà comunque percorrerle e da qualche parte s’ arriverà prima o poi.

quindi?

che confondere la nostra identità politica con il nostro io sia controproducente. che l’ io non è per sempre. che la mia identità è cosa complessa, in continua trasformazione. che non è da contrapporre alle altre ma da condividere con le altre. 

e riquindi?

buona fortuna a tutti, che forse neppure voi sapete quel che siete. pensateci.

o no, se volete dormire.

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