la grande bellezza.


l’ho visto adesso per la prima volta. ho voluto aspettare che fischi e applausi si affievolissero per non esserne condizionato. per lo stesso motivo non ho letto quel che le grandi firme della critica cinefila stampata avevano da dire al riguardo. altrimenti non sarei stato oggettivo, per quanto sia possibile di fronte ad un film come questo.

un film corale. ognuno ha la sua parte nella vicenda. banale direte voi. dipende dal punto di vista. non solo cinematografico.

ecco un carlo verdone rassegnato di fronte al continuo insuccesso nel cercare di sedurre una ragazza che chiaramente nulla vuol sapere di lui, ma di lui approfitta fin che può. e c’ è l’ amico tony servillo che lo consola con un “è stronza(lei non ti merita)”. questo nel film. può capitare invece d’ imbattervi, nella realtà, in un blog di una veneziana che ironizza sulle sue scarse potenzialità seduttive e che viene consolata dall’ amico con parole molto simili: “è cretino(non ti capisce)”. un classico: quando non si piace la colpa è altrui. e poi, che palle questo “rasoio di occam”. in questo caso, magari, meno episodi di C.S.I e più nouvelle vague francese per migliorare “le savoir-faire” non guasterebbe.

un ‘ altra. c’è una bambina sfruttata da genitori e galleristi, che viene spacciata per nuova rivelazione dell’ arte contemporanea, contro la sua volontà. per fare un sacco di soldi naturalmente. questo nel film.  può capitare invece in questi giorni d’ imbattervi su facebook nella notizia di una bambina autistica lanciata nel mondo dell’ arte contemporanea. dicono dipinga come monet, e ci speculano anche 1500 sterline al pezzo. sarebbe come spacciare il “rain man” di dustin hoffman come fisico quantistico solo perché ha buona memoria per i numeri. il tutto contro la sua volontà? no, lei non può, per ovvie ragioni, opporsi. cinicamente più facile nella realtà quindi, che nella finzione cinematografica.

e questi sono solo i primi due casi di curiose analogie che mi vengono in mente. non mi dilungo oltre con la lista, non vorrei annoiarvi prima della fine. ma credo vi sia ormai chiaro che la grande bellezza non è solo un film. che la grande bellezza non è solo roma. neppure solo alta borghesia radical chic italiana. sorrentino riesce ad essere più “occidental-verista” di quanto il verga non sia mai stato con pescatori e minatori.

nei titoli di coda, poi, la ciliegina sulla torta. patrocinio della regione lazio. ai tempi delle riprese, mese più mese meno, era quella dei festini con maschere di maiale e succo d’ostriche che colava da ogni anfratto. in confronto il festino trash nel film sembra il vecchio innocuo trenino con alberto sordi. qui sorrentino poteva infierire un po’ di più.

avete presente la caduta dell’ impero romano e i barbari alla porte? ecco, intorno a noi c’ è solo la caduta dell’ impero ma nessun barbaro fuori dall’ uscio. sapete cosa vuol dire? scordatevi un futuro Rinascimento. è tutto qui questa volta.

e qui tutto finisce.

ed io? ne faccio parte mio malgrado. non mi resta che sorseggiare un bel martini dry e guardare la fine dello spettacolo, sperando che in sostituzione dei barbari, arrivi l’ alieno.

nessuna vignetta, sarebbe superfluo.

dare un voto è riduttivo, lo so, ma in questo caso doveroso: 10.

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