La Vie d’Adèle


l’ avrei voluto scrivere ieri sera tornato dal cinema.

poi mi son convinto che avrei scritto puttanate.

ho fatto bene, sicuramente le avrei scritte pensando a violetta e gaia di Xfactor.

ora, se l’ avete visto e pensate sia solo un film porno d’ autore probabilmente non avete un cuore, o siete dei “vecchi” che ancora votano “la DC” senza sapere che oggi si chiama PD, oppure semplicemente non capite una minchia, cosa gravissima visto che nel film sono pressoché assenti.

la faccio breve: il trauma dell’ abbandono. tutto qui.

tutto qui un cazzo!

ancora non capisco come nelle scuole non sia obbligatorio un corso di educazione sentimentale che possa, non dico evitare, almeno armare i cuori di giovani adolescenti, di fronte  alla  tragedia, ineluttabile per antonomasia, del perdere per la prima volta il “vero” amore e dell’ incapacità di affrontare la situazione.

invece nessuno lo insegna, che detto terra-terra è come se mamma scimpanzé non insegnasse a cicciobello scimpanzé come spulciarsi, che nella società “scimpanzesca” sarebbe come se nella nostra non t’ insegnassero come comportarti quando ti lasciano. appunto, gli scimpanzé le esperienze formative essenziali se le tramandano, a noi invece insegnano il greco e il latino per sfottere lo zappatore. intanto sia il latinista che lo zappatore  settantenni piangono ancora pensando alla prima volta che son stati lasciati, e poi vanno dalla mariadefilippi a piangere insieme.

come avrete capito, “la vita di adele” è un film da vedere. ma attenti, di nuovo, non v’ insegna nulla su come si affronta la fine di una relazione.  proprio su questa inspiegabile lacuna che ancora mi tiene sveglio la notte, si basa tutta la struttura narrativa del “lunghissimometraggio” (quasi 3 ore, ma sembrano una).

sì, vabbè, ci sono delle lesbiche. una la ricordavo in “missione impossibile 4”, che mi chiedevo come mai non fosse nuda essendo francese. ma sarebbe bastato aspettare un po’. L’ altra non l’ avevo mai vista, ma sicuramente è colpa mia.

che poi mi dico… perché se vai a vedere un film dell’ orrore ci sono i truzzi che fanno battutine del cazzo ad alta voce per mascherare il loro terrore? idem, se vai a vedere un film con 30 minuti di sesso saffico esplicito, ci sono i vecchi barbogi che bofonchiano a voce alta per dissumulare un certo imbarazzo bigotto, disagio per loro insostenibile. che  poi, essendo le protagoniste francesi perfettamente depilate, nessuno spiacevole sputacchiamento di peli. sì, perché se c’è qualcosa sulla quale il film non si risparmia, è mostrare ripetutamente bocche maleducate che smandibolano di tutto, soprattutto spaghetti alla bolognese. non ho ben capito il perché se proprio devo essere sincero.

pessimismo e fastidio al massimo livello verso entrambi i gruppi citati prima naturalmente.

è dura andare al cinema da queste parti. tanta pazienza…

One thought on “La Vie d’Adèle

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