“Interstellar”


Son trascorsi mesi dall’ ultima recensione.

Perché proprio ora e perché “Interstellar”, quando il miglior film di fantascienza visto quest’ anno è senza dubbio “Under the skin”?

Ora perché ne ho voglia, Interstellar perché sono solidale con le vittime.

Interstellar è una vittima predestinata, come fu ai tempi Prometheus. Vittime di grandi aspettative, e quindi più facilmente vicine a deludere piuttosto che sorprendere.

Quando grandi registi si cimentano con tematiche ambiziose e ingombranti predecessori con i quali confrontarsi, ci son tutti gli ingredienti per fallire di fronte a cinefili, nerd e spettatori comuni. I primi pronti a improbabili confronti con il solito Kubrick che proprio non vuol essere lasciato riposare in pace, i secondi pronti a demolirne ogni imperfezione visiva, narrativa e scientifica ed infine i terzi ai quali non verrà regalato neppure un finale conclusivo e rilassante dopo 3 ore di accadimenti non proprio del tutto comprensibili.

Ovviamente io non appartengo a nessuna delle categorie citate di sopra, perché io vado al cinema aspettandomi di vedere sempre un cinepanettone del cazzo, quindi le mie aspettative sono sempre molto basse e tutti i film che mi portano in sala hanno sempre ottime possibilità per vincere Oscar come fossero caramelle ad Halloween. E se dovesse capitare che nonostante tutto io esca dal cinema con un discreto senso di nausea, allora solo in quel caso avrò buttato via i 7 euro del biglietto e potrò catalogarlo nella categoria “non mi fregherai un’ altra volta”.

Ma come avrete capito, non è questo il caso.

Poi che volete, se un film mi permette di partorire una vignetta decente vince sempre.

clicca l’ immagine per vedere la vignetta:

INTERSTELLAR

P.S. sappiate che il viaggio nello spazio è solo una scusa per la ricerca della propria identità, legata a doppio filo con quella delle persone che condividono il nostro tempo e il nostro ricordo. Altrimenti fate la figura di un certo Paolo Attivissimo che come al solito scrive sotto l’ impulso delle sue ossessioni, anche quando tenta di recensire un film. Ridicolo.

Attenzione SPOILER!

P.S.2 Mi è stato chiesto: “ma se non è un film sull’ esplorazione spaziale, di cosa parla?”. Questo accade quando il marketing viene prima della giusta informazione e si cerca di ottenere il massimo dei visitatori da deludere immediatamente, piuttosto che selezionarli subito e renderne il più alto numero soddisfatti nel lungo termine.

Dunque, il tema è semplicemente il segreto della nostra identità, siamo agricoltori o esploratori dell’ universo? Questa è la domanda che sembra motivare il protagonista all’ inizio del film. Lui non parte per salvare il genere umano, i suoi figli o il mondo intero. Lui parte perché deve essere certo di quel che è, di quel che ha creduto d’ essere e quel che di lui credono gli altri. Ma l’ unica cosa che scoprirà sarà che senza più nessuno in vita a ricordarti, la tua identità svanisce come se non avessi vissuto neppure un giorno della tua vita. E se ci pensate bene, è il motivo della sua scelta finale, tornerà dall’ ultima persona che ancora ha qualcosa da raccontare su di lui. Non affronterà nuovamente il buio e il silenzio siderale per spirito d’ avventura e neppure per amore. Lo affronterà per non rimanere l’ unica persona con un ricordo di se stesso. Lo affronterà perché la sua “identità” continui ad essere confermata e condivisa.

In fondo è proprio così, siamo semplicemente un ricordo condiviso e nulla più.

 

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