The hateful eight


 

Prendi Kurt Russell, mettilo in mezzo ad una bufera di neve con altre 8 brutte persone, isolali in un capanno per una notte. Nessuno si fiderà dell’ altro, armati a turni alterni,  il sangue scorrerà a fiumi. Tutto scandito da una colonna sonora tinta di nero, incalzante, composta da Ennio Morricone.

Ok, “The Thing”. Siamo tornati nel 1982 in Antartide in balia di una creatura extraterrestre dalla fame genetica… invece no. Anzi sì, ma in salsa western.

Ogni volta che si commenta un film di Tarantino non si può non sottolineare il fatto che sia un maestro dell’ illusionismo drammaturgico. Ci fa credere di vedere qualcosa di nuovo, invece l’ abbiamo già visto tante volte molti anni prima. Come un politico sfrutta l’ opportunità elettorale che la scarsa memoria dello spettatore distratto gli offre ogni volta, come fosse la prima.

In questo è certamente il migliore.

Non di ora, di sempre. Oltre all’ intuito nel saper annusare cosa può essere rimodellato e riproposto con successo, lega il tutto con dialoghi magistrali  dal potere seducente e mistico di un profeta biblico. Infatti il Pulp è ormai religione affermata, con apostoli e credenti in ogni angolo di mondo.

Cosa dire oltre? Possiamo solo continuare a cadere vittime delle sue sciarade granguignolesche e… Amen.

E la creatura di “The Thing”?

Con i capelli biondi e un occhio pesto.

 

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