La legge del cortile.


Legge del cortile ill

 

Skatepark, ore 17.

Da poco è entrata in vigore la “Legge del cortile”, quella che, in ogni epoca, inesorabilmente separa i ranghi: i tipifighi dai bimbominkia.

Le cose sono andate più o meno in questo modo.

Una ragazzina di undici anni sfreccia da un lato all’ altro del parco sui suoi roller rosa. L’ unico modello economico per la sua età. Praticamente tutte le bambine hanno solo pattini rosa, tutti uguali, tutti della stessa marca. Sfreccia come se non ci fosse un domani, saltando ogni ostacolo osi mettersi tra lei e la sua ostinata brama di pista da bruciare.

Quando ecco un ragazzino, credo della stessa età, seguirla come un segugio. Con il monopattino sente il bisogno di emularla imitandone la leggiadria. Ma lei è molto più esperta, più veloce. Lui invece di sfrecciare, sembra affondare nel cemento fresco. Gli servirà certamente molta pratica perchè possa raggiungere la stessa padronanza nel mezzo e poter finalmente grondare audacia, come lei. Il come questo le riesca benissimo è anche, naturalmente, premio della perseveranza.

Ad un certo punto, come da manuale, ecco la prevedibilità dell’ orgoglio maschile ferito fare il suo ingresso in scena. Lui sbotta con un tono che pagherà caro, anche nel mondo degli undicenni:

“EH… Però con i pattini è più facile, sono attaccati ai piedi…UFF… Il mio monopattino no!”

Lei si ferma in cima ad una rampa, alla RAMPA, e gli risponde secca:

“Ma tu i pattini li hai mai provati?”.

Lui risponderà di no, aggiungendo un incauto e offeso

“ MACCCHECCC’ENTRA!”.

Eccolo il bimbominkia. La severa ma giusta bombardata finale arriva per separare quei ranghi citati di sopra, annunciata prima dalla risata fragorosa e punitiva della ragazzina:

“ Ma se i pattini non li hai mai provati come cazzo fai a parlare… sei un coglione”.

Tutto intorno un’ ultima risata della corte seppellirà l’ impreparato e involontario giullare.

Ecco, la “Legge del cortile” ti punisce subito, così impari che giustificarsi con facili pregiudizi su qualcosa che non si conosce e non si è mai provato può essere umiliante. Anche a 11 anni.

Molto.

Poi cresciuto adultominkia politicante, tocca sopportarlo sentenziare che

“ sono tutti populisti che prendono voti da leghisti e fascisti di Casa Pound, complottisti e sciechimicari, che nella vita fanno un cazzo e  lauree facili ”.

Lo urli ad ogni evento, solo per gongolare sotto gli applausi telematici frutto di facili pregiudizi e tanta frustrazione, in quell’ arena edificata sull’ arroganza delle radiografie superficiali chiamata Feisbukken.

Semplice e provocatorio, gridi al lupo cattivo ogni volta, così quando arriva quello vero, neanche lo riconosci e ti strappa l’ uccello a morsi.

Forse devi credere di appartenere ad un branco di paladini immaginario e numeroso, per sentirti al sicuro, tra le braccia accoglienti dell’ ideologia al potere?

Sputando sentenze a grappolo?

Forse ti senti defraudato del ruolo di buono e puro della politica e parlare con “stile senza contenuti”, dopo tanto tempo, non sembra più essere l’ arma vincente ed efficace di un volta.

Una specie di hikikomori ideologico e inconsapevole, incapace di fuggire dalle proprie gabbie mentali.

 

O semplicemente, sei e rimarrai quel bambino sul monopattino.

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