la quarta necessità.


 la quarta necessità? quale mai potrà essere?

intuitivamente mangiare, bere e dormire potrebbero essere le prime tre. lo dico così, d’ impulso, senza neppure effettuare una piccola ricerca su google..

  etnologicamente parlando rischio di essere un po’ frettoloso, certo, poichè per essere più precisi bisognerebbe parlare di ricerca di nutrimento al primo posto, ricerca di vestiario al secondo posto e trovare un rifugio al terzo. in fondo l’ intuito non mi ha portato così troppo lontano.

nelle competizioni sportive il quarto posto è fuori dal podio, che ne conferma indirettamente la sua totale trascurabilità. ma qui non si sta decidendo a chi dare una medaglia, infatti dall’ etnologo il quarto posto nella categoria “esigenze umane”, non è assolutamente trascurato.

ci siamo dunque… è il sesso . avevate forse qualche dubbio? e badate bene che in etnologia assume una valenza ben può complessa di quel che la fredda biologia scolastica fa credere.

il sesso, come le altre tre necessità descritte di sopra, decretano lo sviluppo di una società verso una precisa direzione piuttosto che un’ altra. in breve, possono cambiare la storia di un popolo, anche oggi.

ora immaginate questo concetto sceneggiato da daniele luttazzi, il comico più censurato e “sboccato” d’ italia, e rappresentato in forma di fumetto “esplicito” da massimo giacon, tutto per raccontarci il perchè e il come dell’ italiano “medio” contemporaneo.

vi assicuro che non è solo un esercizio di stile tra bestemmie orgasmiche e fellatio rivoluzionarie. è il ritratto di una società che ha trasformato necessità naturali e fondamentali in puro abuso di potere. 

 riderci sopra rende il tutto un po’ meno indigesto ma per questo non meno allarmante. insomma, si ride a denti stretti.

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il signore delle mosche.


papibulldozer “il signore delle mosche”. installazione. materiali vari.

papibulldozer nei panni de “il signore delle mosche”.

uno dei romanzi più osteggiati dalla “kultura” sia di destra che di sinistra, poichè inservibile per propagandare qualsiasi ideologia salvatrice.

molto semplicemente l’ uomo è “cattivo”. tutto qui.

che la festa cominci.


ricordo ancora quella vacanza in campeggio in sardegna. era l’ estate del 2006, e mi trovavo sulla costa orientale dell’ isola, proprio sotto olbia.

era già  notte e si stava tutti a guardar le stelle, quando si cominciarono a sentir le prime voci preoccupate. INCENDIO!

quanto sei in villeggiatura in sardegna il pericolo naturale ( o doloso) più preoccupante e imprevedibile è prioprio un incendio, soprattutto se sei circondato da aghi di pino marittimo secchi e ti trovi in un campeggio non proprio in riva al mare. eccolo un piccolo bagliore rosso in lontananza, qualche ospite che comincia ad allarmarsi senza ancora sapere cosa sia successo veramente e la frittata è fatta: le stelle improvvisamente perdono di diritto il loro fascino. tutti ci dirigiamo alle rispettive tende in attesa del poco desiderabile ordine di raccattare tutto e fuggire via, il più lontano possibile, verso la più vicina zona di sicurezza.

in realtà nulla successe. il baglione si spense quasi subito e ognuno, chi prima chi dopo, tornò ai propri affari notturni.

solo la mattina seguente fummo informati su cosa avvenne realmente la notte appena trascorsa. fu colpa di berlusconi, tanto per cambiare.

uomo megalomane, maga villa, mega festa… maga cazzata!

la geniale idea fu quella, dopo aver fatto costruire un  vulcano , di farlo eruttare con rispettiva colata lavica per divertire gli illustri ospiti presenti… come fossero a gardaland! 

peccato la realtà sia meno imprevedibile di come venga immaginata. in “che la festa cominci”, il finale è decisamente più “meritato”.

buona lettura.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/08_Agosto/16/colata.shtml

in trepidante attesa…


 

… mentre berlusconi fa da testimonial al libro di scilipoti. i berluscones allestiscono tendopoli all’ esterno dei mcdonald’s pensando sia il nuovo omaggio abbinato all’ happy meal. che tristezza quando si accorgeranno che non è un libro gonfiabile e non può essere letto nella vasca.

3096…giorni. 74304 ore di prigionia


c’è una vita nella vita. è quel lasso di tempo che va dalla fine dell’ infanzia fino al termine dell’ adolescenza, in cui s’ impara a rapportarsi con il mondo circostante, con gli altri, con le prime responsabilità. già perdere solo una di queste situazioni può creare parecchi problemi, me essere privati di tutto questo dai 10 fino ai 18 anni… bè, è inimmaginabile.

è quel che successe a natascha kampusch, rapita e tenuta prigioniera in una cantina per ben 8 anni da uno psicopatico. 

non racconta nessuna delle depravazioni sessuali che dovette subire, piuttosto il delicato rapporto con il suo sequestratore sempre sul fil di lama, tra privazioni e piccole ricompense. soprattutto le piccole ricompense, quelle che effettivamente le permisero, ancor più della speranza di trovar nuovamente la libertà, di resistere a quella prigionia.

alla fine lei riuscì a fuggire solo con le sue forze. a quanto pare l’ intero corpo di polizia di quella regione austriaca somigliava più al commissario winchester dei simpson piuttosto che ai protagonisti segugi di “law and order”, del rispettivo telefilm americano. 

 se pensate che alla fine di tutto questo lei fu riaccolta dalla società con le braccia aperte, quella stessa società incapace di proteggerla e con il peso di questa responsabilità sulle spalle, ecco… vi sbagliate di grosso. sconvolgente è il primo contatto con essa, appena fuggita dal covo segreto, con i primi ” borghesi” zombieformi a cui chiede soccorso: sconvolgente e disarmante.

avete presente la trilogia di primo levi, in cui ci tiene a precisare diverse volte che la guerra non è mai finita, neppure quando lo sembra a tutti gli effetti? ecco, questa triste storia è l’ ennesima riconferma di questa tesi.

un’ esperienza letteraria che consiglio. una storia vera sull’ equilibrio precario delle nostre esistenze, che spesso riteniamo invece stabile e immutabile. e sbagliamo… eccome se sbagliamo.

il passaggio.


 

ebbene sì, alla fine ci son cascato pure io nella trappola della trilogia post datata.

anch’ io sono rimasto vittima dei messaggi subliminali pubblicitari… “dai comprami… sono il libro che cercavi… c’ è anche il trailer su youtube… ridley scott forse ci farà il film…e dai… caccia fuori ‘sti 22 euri e non pensarci più”. così fu più o meno il flusso di coscienza.

neppure il fascino di  lisbeth salander era riuscita a scalfire la mia reticenza verso le trilogie decise a tavolino. ma purtroppo le nostre scelte sono una continua corsa ad ostacoli più o meno celati, tranelli creati per finirci dentro prima o poi. neppure io ne sono immune… ed è sempre un’ amara constatazione.

888 pagine, ore e ore perse della mia vita per scoprire che i vampiri continuano ad essere di moda, che i militari cercano il modo più rapido per vincere le guerre senza pensare alle conseguenze e che la salvezza dell’ umanità risiede nella fanciullezza. immaginate richard matheson di “io sono leggenda” e giovanni pascoli con la teoria del fanciullino, alla continua ricerca  di carburante ed energia come in mad max.

già questo primo capitolo è come se fossero due libri distinti. il primo compreso nelle 300 pagine iniziali in effetti lo salverei anche, ma la seconda parte mi ha proprio annoiato. nulla di nuovo viene inventato e soprattutto i mutanti ematofagi sono un déjà vu tutt’altro che interessante. per non dire che almeno 400 pagine sono totalmente superflue.

non consigliato, ma se l’ avete già comprato e avete voglia di perderci del tempo, tranquilli… c’è di peggio. tipo leggere fabio volo memorizzandone gli aforismi, neanche fosse oscar wilde.

leggermente fuori fuoco.


“non c’era più nessunissimo motivo per alzarsi la mattina”.

così inizia e finisce il romanzo-diaro di robert capa, l’ archetipo del fotoreporter di guerra contemporaneo.

perchè andare tra i proiettili fischianti armati solo di macchina fotografica? è voglia di comunicare o spavalderia per sentirsi protagonisti ad ogni costo?

capa spiega molto bene la molla che ti spinge, contro il buonsenso di startene dietro un muro, verso la polvere alzata dallo scoppio  delle granate. ci riesce sia con le parole, meglio ancora con le immagini. sei un soldato della cronaca, e come tutti i soldati ti senti invincibile, ma anche consapevole che forse non muorirai nel tuo letto. che a dirla tutta, è forse l’ unica cosa di cui capa aveva veramente paura. 

un racconto fotografico da leggere e guardare periodicamente, che non perde mai la sua contemporaneità:

http://www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/399003/