brazil


 due angeli cinematografici hanno segnato gli anni ’80

uno è quello de “il cielo sopra berlino” di wim wenders, quello che voleva rinunciare all’ immortalità di spettatore dell’ umanità per diventarne un mortale protagonista.

 l’ altro è quello di “brazil”.

il titolo nasce dal motivetto più volte rielaborato che ne crea la dicotomica colonna sonora.

 un’ impiegato che in diverse visioni liberatorie, raggiunge il suo amore in veste d’  angelo combattente, contro un governo che affoga ogni suddito in un oceano di scartoffie inutili.  una dittatura burocratica  che spegne ogni  scintilla di genialità umana. che soffoca ogni respiro solidale. che tarpa le ali dell’ indipendenza onirica e che brucia ogni speranza di futuro.

…ma è solo un film?

 il meglio di terry gilliam che possiate mai vedere. perchè veri i capolavori sono premonitori e risultano così ancor più attuali 30 anni dopo.

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nord. non è un film leghista, voglio precisarlo.


avete presente il dipinto “le tre età” di klimt? ecco se costui fosse oggi vivo e di nazionalità norvegese, invece di dipingere, avrebbe diretto questo film.

naturalmente non vi svelo la trama, piuttosto come interpretarla.

il viaggio in motoslitta è ovviamente la  metafora d’ un viaggio interiore, alla scoperta di qualcosa che s’ è perso di noi stessi. come ritrovarlo dunque?

con le caratteristiche che contraddistinguono le diverse età dell’ uomo. la curiosità e l’ ingenuità dell’ infanzia, la necessità di condividere esperienze della gioventù. la tranquillità pragmatica della senilità.

caratteristiche rappresentate dai tre personaggi incontrati dal protagonista lungo il suo viaggio tutt’ altro che semplice verso la rinascita, rappresentata dall’ incontro con suo figlio di 4 anni mai visto prima, metaforicamente il suo “io” pronto per rincominciare una nuova vita dopo la consapevolezza acquisita lungo il viaggio.

vi consiglio la visione con una finestra aperta, berretto e sciarpa indossati.

TAXIDERMIA di György Pálfi


 

Impossibile relegare quest’ opera in un genere predefinito.

In realtà difficile definirlo semplicemente un film.  piuttosto appartiene a quel ramo dell’ arte contemporanea classificata come “videoarte”.

Non mi cimenterò assolutamente in un riassunto dell’ intreccio narrativo per non roviravi la sorpresa. sono obbligato invece ad avvisarvi che la visione è indubbiamente riservata ad un pubblico desideroso di provare imbarazzo, ribrezzo e traumi culturali continui. vi ho incuriosito?

Vi posso dire che il regista è ungherese, sono tre episodi collegati dal protagonista, la cui esistenza non è altro che l’ allegoria dell’ evoluzione del sua nazione durante il XX secolo. 

1- il desiderio di ribellione appena realizzata poi soppressa( le pulsioni sessuali del protagonista a rappresentare una rivoluzione socialista all’inizio del secolo appena instaurata ma poi soffocata con una monarchia di fatto assoluta )

2- desiderio di Potere attraverso la “fagocitazione” (gare di mangiate olimpiche a rappresentare la IIWW a fianco dei nazi-fascisti e poi dittatura comunista)

3- svuotamento dei principi morali a favore del materialismo più effimero e relativo desiderio d’ immortalità. ( tassidermia a rappresentare la svolta capitalista dopo il 1989) 

  Comunque la visione risulta spassosa anche senza la mia chiave di lettura molto personale.

per concludere, se vi annoiano le megaproduzioni americane piene d’ esposioni alla michael bay , i film sentimentali fintamente intellettualistici alla sofia coppola o  alla ferzan ozpetek ed avete invece un’ intesa viscerale con il cinema di gregg araki, Alejandro jodorowsky e nicolas winding refn … per voi è giunto il momento di darvi al cinema d’ ungheria di györgy pálfi

preparate un secchiello vicino al divano, siete avvisati!