dentro la vertigine


 una docente universitaria, nella russia stalinista, viene accusata d’ essere trotskista e quindi dopo aver subito un processo-farsa di 7 minuti, finisce 8 anni in siberia dopo averne trascorsi 2 in isolamento. perderà tutto.

non è solo la trama del film ma quel che realmente accadde a evgenija ginzburg mentre infuriava la seconda guerra mondiale. la sua vita venne trasformata e distrutta, tutti i suoi legami affettivi strappati, alcuni per sempre.

ora, non voglio fare il solito blablabla sulla dittatura, il comunismo, stalin come hitler… insomma tutte quelle cose che ormai si sentono ripetere come in un disco rotto. non che non sia tutto legittimo, solo che per chi l’ ha capito bene, e per chi non lo vuole capire inutile perderci altro tempo.

 una domanda mi martellava in testa mentre il film procedeva verso il suo epilogo: perchè?

non il perchè della dittatura, delle sue mostruosità, del suo immenso potere di decidere le sorti di chiunque in qualsiasi momento. queste cose già si sanno insomma, la storia dell’ umanità è costellata di esempi simili che si ripetono ciclicamente.

è sui perchè dell’ individuo che rimango ogni volta perplesso e frustrato.

perchè non fuggi quando ne hai ancora il tempo? perchè non combatti quando ormai capisci che non ne puoi più fare a meno? perchè ti aggrappi a quell’ illusione creata dalla speranza e che in fondo tutto si “metterà a posto”? perchè credi che colui che hai davanti possa provare pietà come se fosse “normale” per chiunque provare pietà?

uno degli aspetti più assurdi della civiltà, e proprio la perdita dell’ istinto. quell’ istinto che permette alla gazzella di fuggire zizzagando il più velocemente possibile appena sente “puzza” di leonessa. non aspetta neppure di vederla, perchè se commettesse quest’ errore, per lei sarebbe la fine.

l’ uomo “civile”, imborghesito, no. aspetta. aspetta sempre che qualcuno decida per lui.

  quando sei abituato per una vita a farti dire se sei idoneo per quel lavoro, per quello stipendio, quante “ferie” avrai e quando potrai andare in pensione, ecco che quando qualcuno deciderà di derubarti in un parcheggio, di stuprarti in un sottopassaggio, di farti digerire manovre “sangue e lacrime” per pagare i crimini commessi da altri, molto noti per giunta… tu glielo lascerai fare. devi anche sapere se quando qualcuno deciderà che dovrai morire, tu starai, inerme e vigliacco, ad aspettare che il boia  faccia cadera la lama sul tuo collo. perchè il boia è boia, e anche se sotto il cappuccio piange, farà esattamente quel che gli è stato ordinato.

forse esistono solo dittature, con sfumature più o meno “aggressive”, che puntano allo stesso obiettivo: privare l’ individuo di ogni capacità di reazione, ancor prima di usare corde e catene. ma perchè ogni volta ci sono milioni di persone che lo accettano come se fosse giusto così?

taglia e cuci


una cosa che tutti dovrebbero sapere, e se non lo lo sanno dovrebbero documentarsi, è che in ogni parte del mondo la esigenze di uomini e donne son le stesse. cattolici, mussulmani o atei che siano. che vivano in una(finta) democrazia o in una dittatura dichiarata, all’ interno della proprie mura domestiche accadono esattamente le stesse cose. in italia come in iran.

“taglia e cuci” di marjane satrapi si svolge proprio all’ interno d’ un appartamento con sole donne iraniane. cosa faranno mai una decina di donne riunite a prendere il the? esattamente quello che fanno quelle italiane, amaricane, spagnole, cinesi, indiane… “tagliano e cuciono”. ovvero sparlano e gossippano di tutto e tutti, comprese loro stesse. dalla chirurgia estetica, al primo amore, dalle illusioni tipicamente femminili all’ aspetto dei cazzi dei loro attuali compagni di vita.

così se sei un uomo come me, scoprirai che le amiche della tua fidanzata o di tua moglie sanno perfettamente com’ è fatto il tuo “migliore ed inseparabile amico”.

questo è un fumetto che si legge in un’ ora. un’ ora ben spesa, aggiungo.

il vecchio saggio


io conosco tre tipologie di “vecchi”.

la prima: i professionisti che non vogliono “mollare” , quelli che hanno un bagaglio di conoscenze e reti di contatti “segreti”, che porteranno nella tomba perchè convinti che solo loro ne hanno diritto, hanno lavorato e devono segnare la storia in maniera indelebile. spesso definiti “faccendieri”.

 la seconda categoria: li trovate numerosi ai bordi dei cantieri che scrutano critici il lavoro degli operai e guardano ammaliati le movenze delle macchine escavatrici, spesso sono solo dei nostalgici.

 infine la terza categoria: i residenti negli ospizi, i malati e quelli abbandonati a se stessi, l’ unica categoria che gode della mia solidarietà. 

i primi li odio, ovviamente. sono i colpevoli della realtà che stiamo vivendo.

Arroganti ed ottusi, vorrebbero fermare il tempo al momento in cui loro hanno avuto successo, accettano la contemporaneità solo quando porta loro un diretto giovamento, per il resto rimangono obsoleti nei pensieri e nei comportamenti. Hanno un solo obbiettivo. avere tutto, tenerselo stretto e non concedere nulla alle generazioni future.perchè queste  si ricordino quanto loro sono stati grandi e incomparabili. gli unici “giovani” che apprezzano sono solo quelli che s’ inchinano, e se aprono bocca…che non sia per parlare.

Sono i vecchi politici che pagano una miseria i loro giovani portaborse.  sono i professionisti che a loro volta sfruttano i neolaureati con contratti a termine o “in nero” tra mille ricatti velati. sono i capimafia.

i secondi mi fanno incazzare. son stati per una vita a guardare le malefatte dei loro coetanei più furbi per poi girarsi dall’ altra parte. ora votano il primo coglione che dice loro che non toccherà le pensioni, perchè gli altri(i giovani) possono tutti crepare. ora stanno lì, ai bordi del cantiere desiderando d’ essere interpellati per qualche consiglio. ma di consigli non ne hanno, son solo zombie che respirano ancora.

per i terzi ho solo compassione, anche se molti di loro la solitudine e l’ abbandono se lo sono meritato.

in realtà vi è ancora una categoria. i “saggi”.sono pochi e in via d’ estinzione. sono quelli snobbati dalle radio e dalle tv. perchè scomodi al potere. sono quelli che permisero alle popolazioni nomadi di resistere per centinaia di anni in territori inospitali facendo l’ unica cosa di cui un vecchio è responsabile, trasmettere il sapere.

come ho detto, sono pochissimi.  sono gli unici che ringrazio.