battle royale


“gli uomini producono il male come le api producono il miele.”

 william golding da “il signore delle mosche”.

ricordo ancora questo monito sulla quarta di copertina del romanzo datato 1952. tra le cose che più mi colpirono sulla sua diffusione fu l’ ostracismo perpetrato in italia sia da destra che da sinistra, poichè la disillusione sulla effettiva natura umana che ne “insaporisce” le pagine, non aiutava nessuna delle due ideologie, che lottavano ferocemente tra loro per avere il dominio educativo sul popolo. ovviamente il cinismo del romanzo era controproducente ad entrambe le fazioni: non ci sono buoni, ognuno per sè.

battle royale, il film, tratto dal rispettivo romanzo (esiste anche la versione manga in diversi volumi) risale al 2001.

gli alunni quindicenni di un’ intera classe vengono obbligati ad uccidersi l’ un con l’ altro, affinchè ne rimanga solo uno. questa la trama in breve.

che “il signore delle mosche” sia stato influente credo non ci siano molti dubbi. anche se c’ è una differenza sostanziale tra le due vicende. e non è la malvagità naturale dell’ uomo.

mentre nel primo le ostilità tra i ragazzini cominciano naturalmente e sarà poi l’ arrivo degli adulti a fermarle, in battle royale succede esattamente il contrario. sono proprio gli adulti che danno il via alla carneficina.

non conosco a quale livello fosse il conflitto generazionale in giappone nel 1999(anno del romanzo), ma conosco molto bene a quale livello è salito quello italiano oggi. il messaggio è  contemporaneo ora più che mai:

“attenti giovani, perchè i vecchi non vogliono che abbiate un futuro e vi obbligheranno a farvi la guerra a vicenda, mentre loro staranno a guardare ed a scommettere sul vincitore.”

detto questo, pensate ora all’ attuale precariato nel mondo del lavoro( a mio avviso studiato a tavolino), a chi gestisce il potere e come lo esercita. 

 “il signore delle mosche” fu a suo tempo già abbastanza disturbante. ma l’ agghiacciante visione premonitiva di battle royale è  disperante, nonchè disarmante.

di battle royale esce in italia subito la versione a fumetti. è reperibile il romanzo solo dal 2009. il film invece è quasi introvabile. è facilmente visibile comunque la versione su you tube in lingua originale, sottotitolata in inglese.

come si suol dire, ai posteri l’ ardua sentenza. ma in questo caso i posteri siamo già noi.

nel cast oltre a takeshi kitano, c’è chiaki kuriyama. la mitica gogo yubari di kill bill.

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il riccio. ma l’educazione dov’ è finita?


mai paragonare un libro al film tratto da esso.

letteratura e cinematografia sono due linguaggi differenti e così devono essere valutati. complementari al massimo, ma differenti.

anche se il film senza il libro non esisterebbe, il primo è comunque un’ elaborazione dello sceneggiatore e poi del regista. alle volte il film può dare un’ interpretazione totalmente differente da quella che il libro lasciava intendere. ed è giusto così.

differente è ovviamente valutare se il film in questione sia effettivamente valido come tale, secondo canoni cinematografici e non letterari.

mentre il libro rimane comunque immutato( tralasciando le traduzioni in altre lingue, ma questo è un altro capitolo) i film tratti da esso possono essere infiniti, differenti e comparabili tra loro. 

dico questo perchè ho la nausea di sentir ripetere la solita solfa del tipo “…e però il libro è meglio”. immane banalità. il film è  semplicemente un’ altra cosa. punto.

l’ unica cosa che mi crea però un certo fastidio è la mutilazione  di parte del titolo. quello del libro è così poetico,  forse tra i migliori titoli mai pensati. perchè allora quello del film dev’ essere il risultato d’ una castrazione apparentemente senza senso?

rimango tutt’ ora perplesso.

Paranormal Activity


 I tempi per poterne parlare sono ora non sospetti poichè a questo punto il giudizio è evirato da relativo offuscamento provocato da massiccia propaganda commerciale. Vado direttamente alla valutazione numerica: 8. Sono consapevole di non essere condiviso, ma sono certo che capirete la mia posizione. in un momento dove la rivoluzione cinematografica d’intrattenimento viene affidata alle innovazioni tecnologiche come la visione 3D ed effetti speciali correlati, ma senza aggiungere nulla dal punto di vista tematico( Avatar caso eclatante, un sincretismo furbetto tra soldato blu, balla coi lupi e pocahontas), una produzione che si affida invece a solo due attori, una comparsa e le riprese con camera fissa su un corridoio buio, non può far altro che entusiasmarmi. L’idea ammetto non è del tutto originale,il finto documentario si era già visto in “the blairwitchprojet” circa 10 anni fa senza camera fissa e in cannibal holocaust 20 anni prima. il punto, come ho anticipato prima, è la una concorrenza visiva a prima vista sleale dove un film girato con pochi mezzi sembrerebbe immediatamente perdente di fronte a mostri produttivi come Avatar o a prove eccellenti di cast e regia come bastardi senza gloria( ripeto che rimango nell’ ambito del cinema d’ intrattenimento, a scanso d’ equivoci). Paranormal Activity però non è effetto perdente.Anzi. Vi dico subito perchè quando si chiede in giro un giudizio approsimativo, si riceve quasi d’impulso un rapido ” che gran cazzata”.Niente di più superficiale e approssimativo,appunto. Una regia che riesce a creare suspense con un’ inquadratura fissa su un corridoio buio é tutt’altro che “una gran cazzata”.é cinema. é la lezione di carpenter, che insegnava che è molto più spaventoso ciò che s’intravede che non quello che si vede al centro dello schermo. Paranormal Activity è semplicemente questo, e raggiunge perfettamente lo scopo. Quasi senza effetti speciali da trip psichedelico fungino. Un’altra cosa. Sono talmente convinto che abbia raggiunto il suo scopo che lo spettatore medio non dica “che gran cazzata” riferendosi realmente al giudizio “artistico” o al finale didascalico, ma solo per motivi “scaramantici” e per diminuire l’ effetto terrorizzante post-visione, del tipo: “sono crepato di paura, ma se dico che è gran cazzata gli tolgo credibilità. quindi mi posso autoconvincere che non sia così terribile, una “cazzata” non può farmi paura. quindi posso rilassarmi in sogni tranquilli senza temere che da quella porta socchiusa ,che separa il mio sonno da un buio corridoio , delle zampe demoniache mi trascineranno senza possibilità d’intervento verso l’oblio.” In questo non credo di sbagliarmi. Mi sono divertito molto più nell’ ora e venti con gli effetti speciali quasi amatoriali di Paranormal Activity che con le tre ore tridimensionali di Avatar.