the hunter


e qui siano dalle parti di “cargo 200”, di cui ho parlato tempo fa sempre su queste pagine, solo nell’ iran di oggi e non nella russia dell ’84.

sei un cittadino qualunque, o quasi. in realtà sei appena uscito di galera. per questo sei obbligato al turno di notte, come ennesimo dazio da pagare alla società. hai una famiglia che vedi poco, ma sei “felice”. hai anche il tempo di cacciare la mattina appena uscito dal lavoro prima di rientrare a casa. in fondo ti senti anche fortunato.

ma il tuo paese è politicamente instabile, e così può succedere che dopo una delle tante manifestazioni contro la dittatura, quando torni a casa, tua moglie e tua figlia non ci sian più. quando la rabbia e la disperazione prendono il sopravvento e se l’ unica cosa che sai far meglio è usare il fucile da caccia…allora tanti auguri.

se la trama vi può far pensare a qualche azione alla “rambo”, non è questo nè il paese, nè il contesto in cui sia possibile farlo o anche solo pensare di aver qualche possibilità di uscirne vivi… soprattutto se finisci in mano alla polizia. a quella polizia.

 

gantz!


visto che del mondo del di qua ora non voglio parlare (vomito solo a pensarci), ecco un’ interessante interpretazione nipponica dell’ aldilà.

interessante, ma per nulla ottimista.

tra resurrezioni e reincarnazioni, perchè non un limbo per affrontare quella paura d’ agire che tanto ci ha frenato in vita? un agire che diventa cooperazione per affrontare un obiettivo comune ( difficile imparalo in vita, figuriamoci al di là della stessa), sacrificio, ripetizione, perchè per imparare la lezione c’ è bisogno d’ esercizio. e poi? chi lo sa, magari un’ altra opportunità di vita.

guerra, amore, sesso, morte e rimorte.

la serie animata (di ventisei episodi) è tra le migliori che abbia mai visto.

TAXIDERMIA di György Pálfi


 

Impossibile relegare quest’ opera in un genere predefinito.

In realtà difficile definirlo semplicemente un film.  piuttosto appartiene a quel ramo dell’ arte contemporanea classificata come “videoarte”.

Non mi cimenterò assolutamente in un riassunto dell’ intreccio narrativo per non roviravi la sorpresa. sono obbligato invece ad avvisarvi che la visione è indubbiamente riservata ad un pubblico desideroso di provare imbarazzo, ribrezzo e traumi culturali continui. vi ho incuriosito?

Vi posso dire che il regista è ungherese, sono tre episodi collegati dal protagonista, la cui esistenza non è altro che l’ allegoria dell’ evoluzione del sua nazione durante il XX secolo. 

1- il desiderio di ribellione appena realizzata poi soppressa( le pulsioni sessuali del protagonista a rappresentare una rivoluzione socialista all’inizio del secolo appena instaurata ma poi soffocata con una monarchia di fatto assoluta )

2- desiderio di Potere attraverso la “fagocitazione” (gare di mangiate olimpiche a rappresentare la IIWW a fianco dei nazi-fascisti e poi dittatura comunista)

3- svuotamento dei principi morali a favore del materialismo più effimero e relativo desiderio d’ immortalità. ( tassidermia a rappresentare la svolta capitalista dopo il 1989) 

  Comunque la visione risulta spassosa anche senza la mia chiave di lettura molto personale.

per concludere, se vi annoiano le megaproduzioni americane piene d’ esposioni alla michael bay , i film sentimentali fintamente intellettualistici alla sofia coppola o  alla ferzan ozpetek ed avete invece un’ intesa viscerale con il cinema di gregg araki, Alejandro jodorowsky e nicolas winding refn … per voi è giunto il momento di darvi al cinema d’ ungheria di györgy pálfi

preparate un secchiello vicino al divano, siete avvisati!