c’ è sempre un prezzo da pagare!


due giorni fa cadeva l’ anniversario della morte di marilyn monroe. come ci si poteva immaginare su facebook una moltitudine d’ utenti cambia la propria, a volte originale, foto profilo con uno dei suoi tanti ritratti, ed omologarsi così in onore dell’ antica star. 

un mito senza dubbio. difficile dire oggi cosa nella  sua vita sia accaduto realmente, cosa sia stato inventato. anche la sua morte e le sue dinamiche sono sospette. dal dormire nuda con solo qualche goccia di chanel n5, alle tante frasi a lei attribuite, tutto concorre a creare quell’ alone di “miticità” (come direbbe kung fu panda) al personaggio, ma non alla persona. tra queste ultime ne ricordo una letta sul libro di luciano spadanuda dal titolo “bocca di rosa”, in cui le attribuisce un’ affermazione del tipo : ” ho fatto più provini sotto le scrivanie che sopra!”. ora è intuibile a che tipo di “provini” si riferisse con questa frase, e se conoscete le dinamiche di hollywood di quegli anni, dove il produttore era di solito un grande imprenditore spregiudicato che di arte non capiva una cippa e che il cinema era solo un altro modo per speculare, farsi un sacco di pubblicità e trombarsi qualche bella aspirante attrice, non fatico certo a credere la veridicità di tale affermazione.

ora, che marilyn fosse consapevole che il suo corpo fosse il mezzo per lei più congeniale per poter far fortuna, questo è sicuro. quanto fosse cosciente di cosa questo potesse comportare, purtroppo non ne solo altrettanto certo.

in quegli anni comparire su playboy non è certo come comparirci oggi. il messaggio che lanciavi era chiaro. ” io sono disposta a fare quello che le altre non farebbero mai”. il messaggio arrivò forte e chiaro, tanto che solo i numeri uno potevano pensare di trascorrere qualche ora (d’ intinità) con lei. il numenro uno del baseball joe di maggio, il numero uno degli scrittori-sceneggiatori d’ allora arthur miller e , ovviamente, il numero uno della politica john fitzgerald kennedy. insomma, se numero uno non eri, dovevi accontentarti di playboy.

è chiaro che marilyn non entrò nella storia come grande attrice, pur partecipendo a grandi film.  al contrario della precedente diva marlene dietrich, che oltre ad essere stata una grande attrice ed aver partecipato a grandi film, invece di spogliarsi fu la prima star femminile ad indossare dei pantaloni in pubblico e famoso fu il rifiuto alle avances del più grande dittatore di quei tempi, un certo adolf hitler( marilyn si sarebbe rifiutata?boh). ma per marilyn non essere stata una grande attrice, ovviamente non impedì certo di diventare la più grande icona femminile del secolo scorso, che ancora fa vendere manifesti, biografie, profumi e molto altro.

però ci fu un prezzo da pagare per tutto questo, soprattutto se pretendi dalla vita quello che il tuo livello di saggezza non è in grado di gestire, come nel suo caso. depressione un giorno sì e uno no, fino alla tragica e prematura morte, dalle circostanze piuttosto sospette (  che ascoltare le confidenze post-orgasmo di JFK non fosse la ricetta per una vita lunga e tranquilla, credo ognuno possa riconoscerlo). forse solo paolo attivissimo sarebbe in grado di parlare di certezze assolute.

puoi fare tutto nella vita e cercare di arrivare ai vertici della società. ma c’ è un prezzo da pagare e chiunque deve esserne consapevole, perchè alle volte dietro la maschera di mito, si nasconde solo una vittima del sistema.

chissà se qualcuno che fraquenta o frequentava i festini di arcore ne sia consapevole.

ora c’ è pure un “collezionista” che vorrebbe vendere un presunto filmino hard di marilyn giovanissima, e fidatevi che ci sarà guerra per aggiudicarselo. vero o finto che sia, farà parte del mito.

p.s. se qualcuno fosse ancora poco convinto di come il mondo si comporti con i suoi miti e del mio scetticismo e cinismo nel raccontarli, fatevi un giro qui e leggete i commenti degli utenti: http://fairluxus.blogs.it/2007/05/25/di_cattivo_gusto_la_foto_di_marilyn_monr~2329658/

 non c’ è nulla di bello nel diventare un mito, fidatevi.

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My Son, My Son, What Have Ye Done


 

la più grande truffa filosofica dell’ industria cinematografica è sicuramente la sicurezza della risposta a tutti i perchè.

è ovviamente rassicurante sapere che quando s’ intraprende la visione d’ un qualsiasi film, di qualsiasi genere, tutte le domande iniziali verranno soddisfatte dalle rispettive risposte nel tanto agognato finale. proprio perchè è un film, e non la realtà.

questa pellicola invece, vuole essere un’ eterna domanda senza risposta. insinuare nelle nostre menti un perenne “perchè”. vuole imitare la spietata freddezza con cui la vita spesso ci pone interrogativi ai quali non potremmo mai dare risposte.

non è un caso che la storia raccontata coincida con un fatto realmente accaduto.

perchè un uomo uccide la propria madre? La follia è davvero una spiegazione esauriente?

tra finti rallenty e fermo immagine, siate ora voi giuria di questo caso.

un film per amanti di david lynch, più che di werner herzog.

un crimine


 

due uomini e una donna.

il triangolo che genera crimine solo a nominarlo.

lei che vuole lui.

 lui che pensa solo a vendicarsi.

 l’ altro che viene usato per placare i desideri d’ entrambi.

lei: emmanuelle beart. la risposta francese ad angelina jolie.

non credo ci sia altro d’ aggiungere.