Editoria, ghostwriter e politica.


Il ghostwriter è una figura professionale ormai nota e accertata.

I principali impieghi sono:

1- Uno scrittore ormai arrivato al successo può permettersi, per uscire con un nuovo romanzo ogni anno, il servizio di uno o più ghostwriter. Questi secondo le indicazioni e una scaletta dello scrittore famoso, scriveranno tutto il nuovo “lavoro” al suo posto. Alla fine lui ci metterà la sua firma, poi dritto in libreria.

2- Una casa editrice utilizza un testimonial e lo spaccia per scrittore che vuol raccontare le sue memorie. Assume un ghostwriter che le scriva al posto suo. Il testimonial ci mette firma e foto in copertina, poi dritto in libreria

3- Svogliati figli di papà ne richiedono uno per la stesura della propria tesi di laurea.

4- Candidati politici improvvisati (ma anche no!) che faticano con la semantica nel migliore dei casi o a riconoscere verbi ausiliari da congiunzioni nel peggiore, assumono amici ghostwriter per la loro campagna elettorale. In casi limite il ghostwriter si dimostra essere più imbarazzante di chi deve sostituire.

Se appartieni alla terza e alla quarta categoria questo link potrebbe esserti utile. Non regalare ancora il tuo tempo all’ indignazione sgrammaticata e studia.

Dimenticavo il film… consigliatissimo. Un’ odissea formativa sui rischi del ghostwriter di politici potenti. Certo lo stipendio potrebbe essere a 6 cifre, direttamente proporzionale ai rischi.

il tempo è soggettivo.


ieri leggevo la definizione della parola “generazione”.

tra le sue diverse definizioni vi è il tempo che ne separa idealmente due successive: 25 anni.

ora, io non so in che periodo storico si decise che si potesse parlare di nuova generazione solo dopo 25 anni, ma sono certo che oggi questo intervallo di tempo è terribilmente obsoleto. sì, forse 25 anni sono opportuni per separare due generazioni in un remoto villaggio contadino cinese senza internet(ammesso che esista), dove il tempo si è fermato a 100 anni fa e trascorre altrettanto lentamente. ma oggi, in un contesto occidentale, pur in piena recessione, 25 anni, son sufficienti a crearne almeno tre di generazioni. il tempo storico è definito dalla velocità delle innovazioni, tecnologiche e sociali, e dalla velocità con cui queste diventano parte integrante delle nostre vite, cambiando le nostre abitudini, le nostre priorità e il nostro modo di pensare. benchè quelle sociali non vadano al ritmo di quelle tecnologiche purtroppo, è anche vero che 8 anni di oggi  valgono almeno 25 al tempo dei nostri nonni. 

questo errore di parallesse temporale è sicuramente alla base della totale incomunicabilità tra la nostra classe dirigente fatta di quasi 80enni con i 20-30enni di oggi e alla base della discriminazione sistematica che questi ultimi subiscono quotidianamente. questi “vecchi” non si sono resi conto che i loro nipoti sono già proiettati nel futuro e che sono loro, i “vecchi”, ad imbrigliarli ancora nelle catene ideologiche che, fuori tempo massimo, continuano a forgiare.

il risultato di tutto questo porta solo a “metropoli ad orologeria”:

 “metropoli ad orologeria”. tecnica mista. 30×30.

il vecchio saggio


io conosco tre tipologie di “vecchi”.

la prima: i professionisti che non vogliono “mollare” , quelli che hanno un bagaglio di conoscenze e reti di contatti “segreti”, che porteranno nella tomba perchè convinti che solo loro ne hanno diritto, hanno lavorato e devono segnare la storia in maniera indelebile. spesso definiti “faccendieri”.

 la seconda categoria: li trovate numerosi ai bordi dei cantieri che scrutano critici il lavoro degli operai e guardano ammaliati le movenze delle macchine escavatrici, spesso sono solo dei nostalgici.

 infine la terza categoria: i residenti negli ospizi, i malati e quelli abbandonati a se stessi, l’ unica categoria che gode della mia solidarietà. 

i primi li odio, ovviamente. sono i colpevoli della realtà che stiamo vivendo.

Arroganti ed ottusi, vorrebbero fermare il tempo al momento in cui loro hanno avuto successo, accettano la contemporaneità solo quando porta loro un diretto giovamento, per il resto rimangono obsoleti nei pensieri e nei comportamenti. Hanno un solo obbiettivo. avere tutto, tenerselo stretto e non concedere nulla alle generazioni future.perchè queste  si ricordino quanto loro sono stati grandi e incomparabili. gli unici “giovani” che apprezzano sono solo quelli che s’ inchinano, e se aprono bocca…che non sia per parlare.

Sono i vecchi politici che pagano una miseria i loro giovani portaborse.  sono i professionisti che a loro volta sfruttano i neolaureati con contratti a termine o “in nero” tra mille ricatti velati. sono i capimafia.

i secondi mi fanno incazzare. son stati per una vita a guardare le malefatte dei loro coetanei più furbi per poi girarsi dall’ altra parte. ora votano il primo coglione che dice loro che non toccherà le pensioni, perchè gli altri(i giovani) possono tutti crepare. ora stanno lì, ai bordi del cantiere desiderando d’ essere interpellati per qualche consiglio. ma di consigli non ne hanno, son solo zombie che respirano ancora.

per i terzi ho solo compassione, anche se molti di loro la solitudine e l’ abbandono se lo sono meritato.

in realtà vi è ancora una categoria. i “saggi”.sono pochi e in via d’ estinzione. sono quelli snobbati dalle radio e dalle tv. perchè scomodi al potere. sono quelli che permisero alle popolazioni nomadi di resistere per centinaia di anni in territori inospitali facendo l’ unica cosa di cui un vecchio è responsabile, trasmettere il sapere.

come ho detto, sono pochissimi.  sono gli unici che ringrazio.