midnight in paris


 parigi.

 dove un secolo fa potevi trovare un bar in cui discutere con ernest hemingway, ora ci trovi solo una lavanderia a gettoni.

 ma il passato è veramente più intrigante e intellettualmente stimolante del presente o del prossimo futuro? questa in breve la domanda a cui cerca di rispondere woody allen nella sua ultima pellicola.

ci riesce, non ci riesce… in effetti poco m’ interessa tanto lo sappiamo che la verità rimbalza tra pro e contro difficilmente soppesabili. bello invece è lo stratagemma narrativo che funge da significante per spiegarci la sua interpretazione.

credo non sia sfuggito a nessuno come nei grandi film catastrofici americani degli ultimi anni, che si tratti di meteoriti giganteschi o terremoti globali, il primo monumento a sparire dalla faccia della terra sia sempre la torre eiffel e parigi intera subito dopo. non è che gli americani odiino i francesi come un nemico vero e proprio, piuttosto è più il tentativo un po’ grossolano di un figlio che cerca in tutti i modi di spezzare le catene che lo legano alla figura paterna, per autodeterminarsi e non aver più bisogno del consenso e del giudizio del genitore che fino a quel momento l’ aveva istruito.

sì, perchè non dimentichiamoci di come la loro costituzione, degli USA intendo, sia figlia dell’ illuminismo francese e che senza il suo apporto militare probabilmente non si sarebbero neppure liberati degli inglesi. questa cosa pesa sull’ orgoglio americano come un macigno dal quale non riescono a liberarsi. quindi non è un caso che woody allen abbia scelto proprio parigi per raccontarci, oggi più che mai, quanto il passato idealizzato sia onnipresente come metro di giudizio per valutare il livello di benessere sociale ed intellettuale del presente, oggi così incerto.

il film bisogna ammetterlo pecca un po’ di autoreferenzialità, nel senso che se non si ha una certa cultura letteraria, artistica e cinematografica, difficilmente potranno essere apprezzate la mille citazioni e personaggi  che saltano fuori ogni dieci minuti, per creare l’ intreccio narrativo. come quando il protagonista consiglia un “soggetto” al surrealista luis buñuel, dove citazione, ironia e comicità si fondono in modo perfetto.

ma nonostante questo, woody allen non sbaglia un colpo, come al solito.

Mantenere le distanze.


Se si tratta di distanze fisiche, non c’è problema. basta non frequentare gli stessi luoghi, le stessi persone, negarsi il saluto a vicenda. Problema risolto.
Se invece si parla di distanze oniriche, altra storia.
Si possono selezionare i sogni  all’ingresso?Forse sì, ma qualcuno dovrebbe insegnarlo, a scuola magari, invece di tante nozioni inutili solo per verificare la nostra velocità d’apprendimento!
Perchè i sogni a volte rendono il Passato molto Presente. Mi rendo conto sia una dimensione molto personale, ma questo è.
Oltretutto se dovessi negarmi i sogni e la capacità immaginativa, dovrei anche cambiare mestiere. L’ artista che non immagina è un pornoattore castrato.
Il sogno è il mio strumento di lavoro, non mi è possibile autocensurarmi…questo compito sono costretto a delegarlo ad altri, che come dimostrato, lo accettano senza troppe inibizioni.
Non farò più regali ad estranei, come tali non ne capirebbero il significato. Al massimo consiglierò un libro o un bel film.
Qualche tempo fa coniai un bel neologismo a me caro.”egocarburante“.cos’è?
Immaginate di trovarvi di fronte una persona,avete due alternative.O esaltarne le virtù o evidenziarne i difetti .In entrambi i casi direste la verità. Ma come potete immaginare, gli effetti sarebbero del tutto diversi. Noi al massimo potremmo essere fraintesi come ruffiani nel primo caso o disprezzanti sarcastici nel secondo.
Ma sono gli effetti sull’altra persona che sono importanti. Nel primo caso infonderemmo autostima, nel secondo le rovineremmo la giornata.
Nella prima ipotesi regali ” EGOCARBURANTE”.
Quello che ignoro è se per certe persone troppa autostima sia deleteria. Ed invece di fare un regalo le si allontani sempre più dall’ umanità.
Nel dubbio il silenzio può essere d’oro.Purtroppo.