black swan


quando si è di fronte ad un’ opera controversa, in bilico fra il copolavoro e la minchiata, ecco che il comportamento pubblico in sala ti chiarisce le idee, se queste fossero confuse.

quando natalie portman si masturba compulsivamente nella sua cameretta, le menti deboli non reggono al trauma culturale. s’ imbarazzano a tal punto che devono esternare il loro disappunto con battute rozze seguite da risa sguaiate, proprio per poter sfogare in qualche modo( il peggiore ovviamente) quella sensazione di disagio e far capire a chi è intorno, che loro non approvano e soprattutto non l’ hanno mai fatto! poverelle, in realtà dimostrano solo quanto siano poco evolute e provinciali/paesane. questa è la dimostrazione che state assistendo alla proiezione di un film con la f maiuscola, e in questo caso non è solo quella di “film”.

non che di scene così non se ne vedano al cinema o in tv, anzi, ma è proprio qui che il buon cinema fa la differenza. pur mostrando qualcosa di già visto, ecco che lo mostra come se fosse la prima volta.

ma torniamo alla controversia. è un capolavoro o una minchiata? per me è semplicemente buon cinema, non un capolavoro. lo sarebbe stato se fosse uscito 11 anni fa, prima di fight club per intenderci. lo scontro tra il superego e l’ ES, la gabbia mentale creata dall’ educazione VS l’ istinto naturale un po’ bestiale che convivono in noi è ovviamente il tema delle due pellicole, fight club però l’ anticipa di 11 anni appunto. anche se  alcune sfumature sono differenti, come il ruolo della violenza e del sesso,e se il finale del duello mostra vincitori diversi nei due film, è chiaro che se vieni dopo…sei venuto dopo, non c’ è niente da fare, è quindi non si può parlare di capolavoro. neppure nel microcosmo del regista, poichè the wrestler era, secondo me, migliore.

detto ciò, natalie portman versione ballerina/martire ripresa dall’ occhio indagatore e un po’ sadico di  darren aronofsky, merita d’ essere vista.

gantz!


visto che del mondo del di qua ora non voglio parlare (vomito solo a pensarci), ecco un’ interessante interpretazione nipponica dell’ aldilà.

interessante, ma per nulla ottimista.

tra resurrezioni e reincarnazioni, perchè non un limbo per affrontare quella paura d’ agire che tanto ci ha frenato in vita? un agire che diventa cooperazione per affrontare un obiettivo comune ( difficile imparalo in vita, figuriamoci al di là della stessa), sacrificio, ripetizione, perchè per imparare la lezione c’ è bisogno d’ esercizio. e poi? chi lo sa, magari un’ altra opportunità di vita.

guerra, amore, sesso, morte e rimorte.

la serie animata (di ventisei episodi) è tra le migliori che abbia mai visto.