biennale – atto quinto


non “metto” l’ opera perchè dovevate andare a vederla alla biennale… e che cazzo!

manca un mese circa e la biennale chiuderà i battenti.

mi sarebbe piaciuto scriverne molto di più, ma purtroppo i quattro post precedenti sono stati i meno letti del mio blog ed essendo io un artista che non ha poi così tanto tempo da perdere, ho rinunciato. fino ad ora.

sì, benchè immaginassi che l’ argomento biennale non sarebbe stato tra i più ricercati sulla rete, mai avrei creduto d’ incontrare certi livelli di superficialità e presunzione.

certo, che il padiglione italia 2011 verrà cancellato dalla storia dell’ arte mondiale è un fatto. quest’ anno sarebbe stato meglio non essere convocati affatto e sperare in allestimenti “meritocratici” e non “relazionali” per le prossime edizioni ( infatti quest’ anno molti artisti si sono rifiutati di partecipare con molto buon senso).

tra pseudo artisti che su facebook si vantano d’ esserci finiti per caso, facendo finta di non saperlo neppure(ridicoli), tra vecchi “barbogi” che potevano starsene a casa con le loro opere stantie, tra furbetti che hanno speso capitali tra aste e altro per creare una “bolla speculativa” sul proprio nome, posso sinceramente decretare: “bella merda”. ma c’è di peggio.

gente che non capisce un cazzo d’ arte contemporanea e che neppure è interessata, che non la “pratica” e non la “vive”, che non conosce affatto il percorso pieno di trabocchetti e fragature che un  artista è obbligato a superare per potersi far strada, ecco, c’è gente così poi che passa per la biennale e, invece di ricercare una propria consapevolezza artistica, si limita a giudicare gli altri spettatori con il peggior comportamento “snob” che si possa dimostrare. ovvero quell’ odiosa abitudine intellettualoide di sentirsi superiori denigrando ciò che non si capisce e di conseguenza tutti quelli che invece apprezzano l’ oggetto in questione. una sorta di “cacciatore antropologico di presunti snob”, che alla fine non diventa altro che il re degli snob( e un pò ignorante, aggiungo).

ora, che musei, gallerie d’ arte e biennali siano come il miele per certi snob assetati di mondanità è un fatto più che assodato, ma come certi ritrovi(reali o virtuali) per scrittori di poesie o appassionati di “musica classica per tutta la vita” del resto.  però far intendere che tutti quelli che vi partecipano come spettatori lo siano, è proprio da poveri(intelletualmente parlando) “provincialotti”.

la biennale di quest’ anno contiene delle vere perle di cui non ho parlato negli articoli precedenti, e molto altro come il padiglione inglese, un vero labirinto interattivo, quello tedesco, tresformato in un vero tempio apocalittico e pagano, l’ organo-bancomat nel padiglione americano che trasforma in cacofonia il nostro codice identificativo, le sculture di cera di Urs Fischer e tanto, tanto altro ancora.

e non ultimo il video “vincitore”, THE CLOCK. 2 anni di tempo per la realizzazione… non c’ è proprio nulla da ridere.

no, non sono solo degli snob egocentrici ed eccentrici quelli che sono passati per la biennale. a molti come me, interessavano soprattutto le opere, e sinceramente di quelli che avevo vicino neppure mi son accertato.

rimane chiara una cosa comunque, ognuno ha le sue priorità, ma personalmente da artista contemporaneo non mi sognerei mai di scrivere d’ una manifestazione letteraria o di un congresso di fisica quantistica.

ok, in rete c’è di tutto ma che ognuno parli di quel che conosce, oppure taccia. questo è il mio pensiero.

la biennale – atto primo


per un artista come me, la prima domanda che sorge spontanea quando si visitano i diversi padiglioni, è come farne parte la prossima edizione. sì, perchè ogni volta cambiano le regole, il direttore e i curatori. e  come riescano a farne parte anche gli artisti presenti, credo sia un mistero pure per loro.

 non in questo caso però per quanto riguarda il padiglione italia. già .bisognava essere raccomandati nel vero senso della parola. non dal solo curatore(sgarbi) ma da un’ elite di persone apparteneti al mondo della cultura da lui precedentemente segnalate. l’ idea in effetti poteva pure funzionare. un po’ perchè in fondo l’ italia è un paese di raccomandati, un po’ perchè assodato questo, tante persone che raccomandano altrettante persone, potrebbe sembrare più democratico che una o poche che ne raccomandano tante.

peccato due piccoli problemi mica da ridere. essendo una manifestazione d’ arte “contemporanea”, anche se non viene specificato espressamente, poichè questo dovrebbe essere il senso d’ una biennale, cioè promuovere l’ innovazione, del resto la fai ogni 2 anni apposta. per tutto quello già fatto e già visto ci sono i musei e le fondazioni. per un artista “nuovo”, “emergente”, è un po’ difficile avere contatti così prestigiosi per essere “presentati” da delle personalità del mondo della cultura italiana, a meno che non siano parenti o amici di famiglia. detto questo, vien da sè che si correva il rischio che alla fine ci fossero un sacco di vecchi o figli di papà o entrambi. ed in effetti devo dirvi che l’ impressione un po’ è stata quella. un esempio? a vedere enzo cucchi dalla transavanguardia degli anni ’80 alla biennale del 2011, mi son chiesto dove fosse l’ ascensore del dottor who per tornare nel presente… neanche fosse bonito oliva il curatore.

poi non è che se uno è giornalista e cantante, vuol dire automaticamente che ne capisca d’ arte contemporanea e sappia quindi proporre un vero artista contemporaneo. quindi inutile che stia ad indicarvi la presenza di “artisti” dal dubbio valore artistico. magari bravi illustratori o artigiani della creta, ma artisti che danno il loro contributo all’ evoluzione umana, proprio no. 

peccato però, se avessi avuto conoscenze eccellenti nel mondo del gossip culturale italiano, magari a questa biennale c’ entravo pure. e non avrei certo sfigurato.

 vi attendo alla biennale atto secondo.