Facciamo l’ affare!


 “dai, facciamo l’ affare!”

ecco la frase, il dogma, la fede che negli ultimi 20 anni ha mandato a puttane l’ intero sistama occidentale, basato appunto su quest’ unico fondamento sul  quale non transige. speculare, speculare e ancora speculare.

se pensate che nell’ 89  il muro di berlino sia caduto per rendere finalmente libera gente che fino a quel giorno era imprigionata… bè, vi sbagliate. é caduto solo per aprire le porte a nuove fette di mercato, tenute a regime controllato fino a quel momento. niente di più.

cosa vuol dire in realtà ” facciamo l’ affare”?

non è una semplice transazione economica in cui una parte offre un servizio o un prodotto e l’ altra parte gli paga il giusto compenso. se fosse semplicemante questo, non ci troveremo certo sull’ orlo del baratro economico e alle porte di una rivoluzione forse planetaria.

“facciamo l’ affare ” oggi vuol dire che lavoro poco, spendo poco e pago il meno possibile ma voglio il meglio. perchè io sono ricco , tu sei povero, e devi fare quel che ti dico io.

pensate a chi affitta a studenti e ed extracomunitari loculi a rate stratosferiche, in cui si è obbligati a viverci in dieci, dove ci sarebbe posto solo per due. pensate a scarpette griffate produtte in culo al mondo per 20 centesimi al pezzo, per poi essere rivendute al borghesotto della brianza, all’ outlet sotto casa, a cento euro, facendogli credere d’ aver fatto l’ affare. e lui, il borghesotto, che ci crede pure e si vanta con gli amici. pensate ai mercati finanziari, dove valanghe di capitali, che non entreranno mai a contatto con il sudore delle mani di chi li ha veramente creati con il lavoro reale, vengono fagocitati dalla solita cricca di squali, pappaeciccia con governi e mafie varie.

la speculazione è un crimine, lo è sempre. però viene sopportata se non addirittura autorizzata con leggine, conti offshore, e manovre finanziarie  governative ambigue. manovre di cui ovviamente nessuno dei responsabili paga mai il conto, tranne quando serve un  capro espiatorio, per evitare che  al popolo ,in quell’attimo attento, venga in mente di bruciare strade e città e soprattutto il loro viscido culo.

per un tanzi e un madoff, vi sono centinaia di altre persone che dovrebbero pagare… perchè pensare che sia solo colpa loro e che han potuto fare tutto da soli e solamente ora… scusatemi il termine, ma è proprio da coglioni del bunga bunga.

volete sapere dove vanno a finire tutti i soldi che stranamente scompaiono dal mercato?  quando tutt’ intorno a voi ci sono sempre nuovi disoccupati e saracinesche che la mattina non si rialzeranno? guardate un po’ chi invece continua ad aprire succursali ed uffici se non addirittura palazzi interi?

BOOGIE WOOGIE. l’ etica del tradimento


oggi chiunque volesse affacciarsi al mondo dell’ arte contemporanea, non può esimersi dal vedere questo spaccato satirico rappresentante le varie specie umane che lo frequentano. e vi assicuro che poi tanto satirico non è.

aspiranti artisti però siete avvisati, quello che vedrete potrebbe non piacervi affatto.

le vicende si svolgono a Londra, ai piani alti tra gallerie mondanissime, dune di cocaina, speculatori senza scrupoli, arrampicatori sociali amorali, puttane, trattative da milioni di dollari per singole opere tra collezionisti sempre rivali… insomma, il “walhalla” di ogni artista emergente. walhalla non a caso, poichè è il paradiso dei guerrieri morti in battaglia, perchè di questo si tratta: una guerra senza esclusioni di colpi, e se sopravvivi e riesci davvero ad entrare nel “giro”, forse non ti sei accorto d’ essere morto, poichè per essere lì hai dovuto “uccidere” tutto quello in cui credevi, sei venuto a patti con il diavolo che finalmente ti ha concesso udienza in cambio del tuo talento e tu… gli hai detto sì.

il regista conosce molto bene l’ argomento di cui parla, ci vive all’ interno. nulla succede o viene detto per caso, e vi assicuro, essendo io stesso un artista contemporaneo, che spesso la realtà supera in cinismo quel che avviene in questa sceneggiatura in movimento.

la cosa curiosa però scommetto che sarà questa: gli addetti ai lavori non si stupiranno di nulla, anzi, ne segnaleranno alcune “lacune” tipo le tangenti che galleristi e critici chiedono ai “poveri” artisti emergenti, tra mille promesse senza certezze . mentre per i comuni spettatori sarà una visione probabilmente dimenticata la mattina seguente, perchè in fondo è un mondo di nicchia, lontanissimo da chiunque non v’ appartenga, che funziona proprio per questo, dove i riflettori vengono accesi per brevi attimi, solo quando conviene. per poi tornare all’ oscurità mediatica, dove si possono continuare e concludere le diaboliche trattative per vendere la propria anima al miglior offerente.

un film che fa riflettere, dove l’ arte smette d’ essere tale ma diventa solo motivo di speculazione. se non ci stai e tradisci il sistema, vieni lasciato bruciare con la tua casa, perchè l’ unico coerente in un mondo di traditori dev’ essere punito.

mi è sempre più chiaro il motivo per cui il più importante rivoluzionario artistico del ‘900, Marcel Duchamp, un giorno decise d’ abbandonare l’ arte e i suoi equilibri illusori, per imprigionarsi volontariamente tra gli schemi d’ una scacchiera… ed essere così finalmente libero.

  

storie di galleria(dove l’ arte s’è fermata all’ingresso)


Eccolo entrare.

Cappotto nocciola, sulla settantina, in po’ ingobbito  forse per l’ età forse per pessime abitudini posturali di fronte alla tv. Eccolo che scruta con fare saccente e critico i “pezzi” appesi alle pareti.

Ad un certo punto si blocca, ha trovato quel che cercava…

Sono tre serigrafie firmate e numerate di Mimmo Rotella  che attirano la sua  curiosità.

con fare imperativo e per me piuttosto irritante, chiede:

“a quanto le vendi?”

 in quel momento capisco che razza d’ uomo sia.

io rispondo deciso:- “1400 euro, sono numerate ultime nella tiratura”

controbatte:” Con te non si fanno affari” e lo ripete con tono più alto aspettandosi da me una controfferta. poi sentenzia:” Io a Milano le pago 350 euro l’una!”

mentre penso:” allora perchè non te ne vai a Milano vecchio speculatore del cazzo?”, rispondo invece con tono apparentemente pacato ma sempre deciso.

“guardi, io le posso anche vendere a 350 euro l’ una i tre decollage, lei però mi paga le spese  mensili della galleria. 3700 euro meno 1050. Fanno 2650 euro che mi deve. facciamo l’ affare allora?

fu così che il vecchio speculatore s’ accorse che avevo solo la faccia da ragazzino, ma il pelo da lupo era già folto. fu così che ritrasse la sua coda scodinzolante da affarista smaliziato, tutta dentro il suo vecchio culo flaccido. ed uscì un pò più ingobbito di come era entrato.

il grande Munari, i collezionisti li divideva in due categorie: quelli che amano l’ arte e di fronte ad un’ opera ne vedono l’ energia, la materia del colore, la direzione delle pennellate e la sua forza concettuale. sono pochi.

e poi quelli che di un’ opera chiedono solo la firma e la data. solo speculatori e sono sempre troppi. confermo.

questa è una storia di fantasia, personaggi e situazioni sono solo immaginate.