8 marzo… al veleno


l’ 8 marzo è il giorno giusto per recensire “hukkle”.

dovete sapere che tra la prima e la seconda guerra mondiale, in una cittadina ungherese, nagyrev per la precisione, le donne presero il sopravvento.

durante il primo conflitto mondiale nagyrew divenne una citta-prigione per i soldati, soprattutto italiani, catturati al fronte. era perfetta allo scopo. lontana da tutto, quanto ti lasciavano lì non potevi scappare da nessuna parte, tant’è che i prigionieri potevano scorrazzare liberamente, tanto non c’ era pericolo di fuga, sarebbe stato impossibile ritornare al fronte.

quello a cui gli ungheresi non pensarono però fu che mettere tanti soldati italiani in un paese dove non c’ erano più uomini, perchè al fronte, invece ricco di donne rimaste temporaneamente sole, forse avrebbe portato a delle conseguenze. se pensate a stupri di gruppo, sbagliate di grosso. anzi.

 le donne del villaggio, quando tutti i loro fidanzati, mariti e padri se ne andarono in guerra, conobbero per la prima volta la parola “libertà”. in un  paese rurale, all’ inizio del 19oo, tutti sappiamo quale potesse  essere il ruolo della donna: figlia, sposa, madre e soprattutto sempre sottomessa.

come si dice in questi casi, quando il gatto non c’è, i topi ballano.

quando poi cominciarono ad arrivare i prigionieri stranieri, ecco che il sapore della libertà si fece ancor più dolce e si tinse del colore rosso della passione. i soldati prigionieri stremati dalla trincea non volevano altro che cure e carezze, mentre le improvvisate infermiere-secondine finirono travolte dal fascino di cui lo straniero gode  da che mondo è mondo, a qualsiasi latitudine.

la festa durò il tempo della guerra e ci furono delle conseguenze ovviamente. le gravidanze furono le prime, ma vennero subito interrotte dalla “sciamana” del villaggio. i guai veri iniziarono quando tornarono a casa i padri, i mariti e i fidanzati rimasti lontani per degli anni. loro, ancor più stremati dei prigionieri che li precedettero, non vedevano l’ ora di tornare alle vecchie abitudini alle quali le loro donne sottomesse li avevano viziati. quelle che trovarono al loro ritorno però, non erano più le donne che avevano lasciato. erano diventate autosufficienti in tutto, e la libertà sessuale che avevano assaporato con i prigionieri italiani, impediva loro di tornare alla schiavitù di qualche anno prima. le donne del villaggio si coalizzarono subito, e grazie all’ esperienza che la “sciamana ostetrica” aveva delle erbe medicinali, fu un gioco da ragazzi, anzi, da ragazze, avvelenare quasi trecento degli uomini del villaggio nel giro di pochi anni. furono scoperte solo da un funzionario medico, che, vedendo delle discordanze nelle statistiche di mortalità maschile tra il villaggio e il resto dell’ ungheria, incominciò ad indagare.

il film è una rilettura contemporanea dal sapore sperimentale degli eventi che segnarono il villaggio di  nagyrev. quasi come fosse un documentario, senza dialoghi, mostra uno dopo l’ altro gli uomini cadere a terra senza un apparente motivo. qua e là donne che scambiano fiale con una bella x rossa sul tappo. la storia delle avvelenatrici di Nagyrev che rivive.

8 marzo. la libertà non è mai gratis.

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TAXIDERMIA di György Pálfi


 

Impossibile relegare quest’ opera in un genere predefinito.

In realtà difficile definirlo semplicemente un film.  piuttosto appartiene a quel ramo dell’ arte contemporanea classificata come “videoarte”.

Non mi cimenterò assolutamente in un riassunto dell’ intreccio narrativo per non roviravi la sorpresa. sono obbligato invece ad avvisarvi che la visione è indubbiamente riservata ad un pubblico desideroso di provare imbarazzo, ribrezzo e traumi culturali continui. vi ho incuriosito?

Vi posso dire che il regista è ungherese, sono tre episodi collegati dal protagonista, la cui esistenza non è altro che l’ allegoria dell’ evoluzione del sua nazione durante il XX secolo. 

1- il desiderio di ribellione appena realizzata poi soppressa( le pulsioni sessuali del protagonista a rappresentare una rivoluzione socialista all’inizio del secolo appena instaurata ma poi soffocata con una monarchia di fatto assoluta )

2- desiderio di Potere attraverso la “fagocitazione” (gare di mangiate olimpiche a rappresentare la IIWW a fianco dei nazi-fascisti e poi dittatura comunista)

3- svuotamento dei principi morali a favore del materialismo più effimero e relativo desiderio d’ immortalità. ( tassidermia a rappresentare la svolta capitalista dopo il 1989) 

  Comunque la visione risulta spassosa anche senza la mia chiave di lettura molto personale.

per concludere, se vi annoiano le megaproduzioni americane piene d’ esposioni alla michael bay , i film sentimentali fintamente intellettualistici alla sofia coppola o  alla ferzan ozpetek ed avete invece un’ intesa viscerale con il cinema di gregg araki, Alejandro jodorowsky e nicolas winding refn … per voi è giunto il momento di darvi al cinema d’ ungheria di györgy pálfi

preparate un secchiello vicino al divano, siete avvisati!